DI MICHELE ANSELMI
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Bella la terza puntata di “Rocco Schiavone” (d’ora in poi solo di mercoledì su Raidue). Di nuovo, come accadeva nel secondo “La costola di Adamo”, l’episodio “Castore e Polluce” si conclude con uno strappo alle regole, diciamo pure alla legge, che il vicequestore compie per umana pietà nei confronti di una vedova malridotta con figlio disoccupato costretta, per sopravvivere, a mascherare la morte del marito in modo da poter continuare a prendere la misera pensione. Ricchi e poveri: i primi ammazzano senza scrupoli per denaro, i secondi nascondono un cadavere dentro la tomba di una signora morta da anni. La giustizia umana “ritoccata” dall’eterodosso poliziotto? L’episodio è la fusione di due racconti cuciti insieme, appunto “Castore e Polluce” e “L’anello mancante”.
Peccato per quella svista mica male, i cinefili direbbero “blooper”, che non sarà sfuggita a molti telespettatori attenti. Nelle scene in alta montagna, goffamente vestito da alpinista, Rocco ha baffi e basette; un attimo dopo, ridisceso ad Aosta e rimesse le Clarks in Questura, sfodera una folta barba. Com’è possibile? Una buona edizione dovrebbe servire anche a questo.
foto di Michele Anselmi.
foto di Michele Anselmi.