DI FERNANDO CANCEDDA
FERNANDO CANCEDDA
27.500 migranti sbarcati sulle coste italiane nel solo mese di ottobre, la cifra più alta degli ultimi tre anni. L’anno scorso, stesso mese, furono 8915, meno di un terzo. Sono i dati pubblicati oggi dal ministero degli interni, confermati da Frontex,l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Intervistato per la repubblica, Romano Prodi si chiede ” perché le navi della solidarietà europea che raccolgono i naufraghi nel Mediterraneo finiscano sempre per portarli tutti in Italia. Strana solidarietà”.
Con gli arrivi aumentano le vittime. Sono 4.899 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. Di questi, 3.654 sono morti nel Mar Mediterraneo. Questi ultimi dati, presentati anch’essi in giornata, sono nel Terzo rapporto sulla protezione internazionale in Italia, realizzato come sempre in collaborazione con Unhcr da Anci, Caritas Italiana,Cittalia,Migrantes e Sprar. Abituati come siamo dai nostri media a seguire quello che accade nel mondo solo quando ci coinvolge direttamente, non ci siamo accorti che “nel 2015 e nel primo semestre del 2016 si sono acuite e cronicizzate molte situazioni di guerra: 35 i conflitti in atto e 17 le situazioni di crisi….Una realtà che provoca la fuga di un numero tanto maggiore di persone, quanto più lungo e cruento diventa il conflitto o quanto più perdurano nel tempo situazioni di insicurezza, violenza e violazione dei diritti umani”.
L’anno scorso sono state costrette a fuggire dalle loro case circa 34 mila persone al giorno: in media 24 persone al minuto. Fuggono dalle guerre e dall’instabilità creata dagli attentati terroristici, sottolineano gli osservatori. Ma anche da disuguaglianze economiche e nell’accesso al cibo e all’acqua. Sono 65,3 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno; la Siria è il primo paese di origine con 4,9 milioni di rifugiati.
In tutta Europa, nel 2015, sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale: un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, ma certo non insopportabile in un continente di oltre mezzo miliardo di abitanti. Purtroppo la crisi economica, di cui non sono certo responsabili i migranti, ha indotto a vedere nell’immigrazione soltanto un problema, ma non è così. Sia i migranti qualificati – molti hanno frequentato il liceo e l’Università nei loro paesi – sia quelli non qualificati sarebbero in grado di offrire vantaggi ai paesi di destinazione. I primi sono talenti che aiutano le imprese, rendendole più agili e redditizie. I secondi risulterebbero “vitali” per settori come l’edilizia, l’agricoltura, ecc. Secondo uno studio della Federal Reserve Bank di San Francisco, gli immigrati espandono la capacità produttiva di un’economia, stimolando gli investimenti e la specializzazione.
La Germania, con 476.620 domande presentate (pari al 36% delle istanze in UE) si conferma il primo paese per richieste di protezione internazionale, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia. Questi primi cinque paesi raccolgono il 74,8% delle domande presentate nell’Unione Europea. Per quanto riguarda l’Italia, il capo del Dipartimento immigrazione del Viminale Mario Morcone dichiara che se al 31 dicembre dell’anno scorso erano state accolte 103.792 persone, oggi il nostro sistema ne ospita 176.645. «Viaggiamo verso le 200mila persone – ha detto Morcone – un numero che se fosse supportato dagli 8mila sindaci non creerebbe alcun problema sul territorio». Ma, ha aggiunto, così non è. Infatti tre Comuni su quattro sono senza migranti, ma più di mille sono già in emergenza.
Vedete allora che se il nostro premier fa bene a rimproverare agli altri paesi europei una mancanza di solidarietà, bisogna avere il coraggio di affrontare anche l’egoismo di tante nostre amministrazioni. E mi chiedo se in quella maggioranza dei nostri comuni che rifiutano l’accoglienza ai rifugiati, i parroci si diano abbastanza da fare per incoraggiare all’ascolto degli accorati appelli di Papa Francesco in proposito.
Oltretutto, di fronte al giustificato terrore del rimpatrio da parte di chi è costretto alla fuga, quello delle popolazioni locali  finisce spesso per  essere un rifiuto impotente. I  rapporti di cui sopra ci parlano di oltre 50 mila migranti “diniegati”, quelli di cui  è stata respinta la richiesta di asilo. Infatti, la stragrande maggioranza di chi non ottiene alcuna forma di protezione non può essere rimpatriata perché sarebbe troppo oneroso e perché mancano accordi bilaterali con i Paesi di origine. Così restano nelle nostre città, con in mano un foglio di via che impone loro di lasciare il territorio nazionale entro pochi giorni, cosa che puntualmente non accade. Clandestini che non hanno diritti né doveri, esposti allo sfruttamento e all’illegalità. Chi ne approfitta crede di fare opera buona dando loro un piatto di minestra e un posto per dormire. In cambio di un trattamento da schiavi.

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