DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

E’ iniziato il rush finale per il referendum sulla riforma costituzionale del Governo e anche se i sondaggi danno il No in vantaggio sul Sì, è il momento per darsi da fare ancora di più per convincere indecisi e chi è per il Sì, è il momento di intersificare i rapporti diretti con gli altri: non è il momento di brindare per i sondaggi che non sempre sono reali. E, al tempo stesso, è il momento di contrastare una campagna di pressioni improntata alla paura: abbiamo una ricchezza di argomenti: non ci sarà alcun salto nel buio e nessuna catastrofe se vincerà il No, anzi la vittoria del No darà stabilità al Governo e, come accaduto in passato, il No sarà un grande valore creativo, altro che conservazione. Se Renzi dovesse dimettersi, anche se nessuno glielo ha chiesto e glielo chiede, in poche ore il Presidente della Repubblica troverà una personalità di alto profilo per fare il nuovo governo e la dovuta nuova legge elettorale.

Con toni calmi e decisi, Massimo D’Alema, nel cui futuro ci sono la Feps, la Fondazione europea di studi progressisti che fa parte del Pes e la Fondazione culturale Italianieuropei, delle quali e’ presidente e non la ‘politica attiva’, ha invitato la platea accorsa al Teatro San Genesio a Roma nel suo quartiere di Prati dove è stato presentato il libro di Salvatore Settis Costituzione! Perché attuarla e’ meglio che cambiarla, a non disarmare, a fare, insomma, l’ultimo decisivo sforzo in vista del 4 dicembre.

La presentazione del libro di Settis, uno dei tanti intellettuali che fa parte dei Comitati del No, arrivati a circa 200,  è stata così la ghiotta occasione sia per spiegare le ragioni del No alla revisione costituzionale confusa e sbagliata: riforma e’ una parola molto nobile, ha chiosato D’Alema, sia per contrastare e per smontare una campagna di pressioni volte a intossicare il clima di paura e catastrofi del tutto irreali.

D’Alema se l’è cavata alla grande da consumato cavallo di razza, senza alzare i toni e, soprattutto, senza scadere nella fatuità. La vittoria del No non soltanto sanerebbe la rottura sentimentale con una parte cospicua del nostro elettorato che ci ha abbandonato, ma darà molta più stabilità del Sì: è solo dalla vittoria del Sì che può venire la tentazione di dare una spallata per le elezioni anticipate.

Quanto al suo futuro, l’ex-Premier e Ministro deglio Esteri, non è in cerca di poltrone, di una leadership o di cariche pubbliche, lasciate tempo addietro: proseguirà il suo lavoro specifico di ricerca e di studio nelle due Fondazioni di cui è presidente,

Un lavoro ce l’ho e pure molto impegnativo che ha a che fare con la politica: non aspiro a incarichi di partito, ne’ a funzioni di leadership, e ne’ a cariche pubbliche ma la politica in senso lato continuero’ a seguirla, diciamo a distanza – ha chiarito – Quando e se lo riterrò opportuno diro’ la mia come oggi: ci sono, non sono scomparso e sto facendo la mia parte per il referendum del 4 dicembre, perché ai plebisciti si dice No.