DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
La democrazia non è come una partita di calcio fra la Germania e San Marino (quella di pochi giorni fa è finita 8-0), nella quale qualche parzialità dell’arbitro, in un senso o nell’altro, non cambierebbe il risultato. La democrazia, in particolare nell’era del bipolarismo e dei premi di maggioranza, è una partita fra due squadre quasi alla pari: qualsiasi imbroglio o interferenza può alterare l’esito delle elezioni e se non c’è una grande vigilanza chi ha più denaro e controlla i media può condizionarlo sistematicamente. Con l’ulteriore vantaggio di disaffezionare i cittadini dalla politica e dunque poterli poi manipolare con ancor maggiore facilità.
È una battaglia molto difficile, contro un potere reso arrogante dai suoi successi e che grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media è riuscito ad appiattire la gente sull’immediata attualità – la condizione ideale per abituarla ad accettare passivamente il “fait accompli”, ossia ciò che avrebbe rifiutato ma, che volete farci?, ormai è accaduto.
Il 4 dicembre non sono in gioco solo la Costituzione e la decenza; anche la democrazia, intesa come la possibilità di tutti noi di decidere il nostro destino e non solo di confermare plebiscitariamente quello che i poteri forti hanno deciso. Ma non basta votare NO. Bisogna convincere altri a farlo, denunciare quotidianamente le menzogne della propaganda piddina e vigilare sulle operazioni di voto. L’arbitro se lo sono già comprato: solo dominando la partita potremo essere sicuri di farcela.