DI LUCIO GIORDANO

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Cosa pensereste se vi dicessimo che vincendo il Si al referendum, l’Italia piomberebbe in una dittatura conclamata? Pensereste, come è giusto che sia, che stiamo esagerando. Vero. Anche se in effetti, al di là delle rassicurazioni dell’attuale presidente del consiglio, la vittoria di Renzi potrebbe portarci  dritti dritti  alle urne con l’Italicum e la minoranza renziana potrebbe giocarsi la partita e trionfare, con l’appoggio chiaro ed evidente del sistema produttivo italiano, delle banche, della finanza internazionale. Con tutti i rischi del caso.  Ma, tranquilli, non accadrà niente di tutto questo. Come non accadrà niente di nefasto in caso di vittoria del no. Eppure a Bankitalia si premurano di diffondere un rapporto allarmante. Questo:  “Gli indicatori di mercato registrano un aumento della volatilità attesa sulle azioni italiane nella prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale”.

In soldoni. Considerato che tutti i sondaggi danno il No in netto vantaggio, è come se Bankitalia avvisasse gli italiani: con la sconfitta del Si, ci saranno turbolenze sui mercati. Per carità, anche se basterebbe fare uno più uno uguale due, la cosa non è esplicitata chiaramente. Ma tanto è bastato per scatenare le opposizioni: “Vogliamo rassicurare i vertici di Bankitalia: stiano tranquilli perchè il 5 dicembre, in caso di vittoria del “no” al referendum, l’unico choc sarà per il governo Renzi. E’ inutile che mercati e vari comitati d’affari internazionali minaccino l’invasione delle cavallette, nell’eventualità della sconfitta del sì”. Maurizio Landini dice che festeggerà mangiando cappelletti in brodo per l’uscita di scena del “genio fiorentino” . E Brunetta e Salvini esultano per i sondaggi favorevoli.

Rimane che se uno interpretasse in un certo modo l’uscita  di Bankitalia, a 15 giorni dal voto, ci sarebbe da gridare al fallo da rigore. Sarebbe un rosso diretto, utilizzando termini calcistici. A naso, finirà in un autogol. Ma al di là di tutto , nell’intera vicenda c’è da rilevare la disperazione di Matteo Renzi, che le sta provando davvero  tutte pur di vincere. Come se per lui si trattasse di una questione di vita o di morte, il voto del 4 dicembre,  e non di una normale consultazione referendaria.  In effetti Matteo è stato lasciato da solo  a combattere per proteggere una riforma costituzionale inutile, dannosa e scritta male . E che nessuno chiedeva, a parte la banca d’affari Jp Morgan . Così, invece di pensare alla disoccupazione  giovanile, che non scende, al lavoro ormai sempre più precario anche per colpa del jobs act, Renzi si è incaponito con il referendum, passando il proprio tempo   da un’ospitata televisiva all’altra. Palazzo Chigi? In questi giorni è sguarnito.

Si, perchè l’ex sindaco di Firenze è completamente  concentrato sulla battaglia della vita. E il motivo è chiaro:  se lui perde e perde di tanto, diciamo da un 60 a 40 in su, il suo destino politico è segnato. Prevedibilmente, se non si dimettesse, le vere turbolenze ci sarebbero infatti nelle piazze italiane. L’errore macroscopico ed irrimediabile di personalizzare il referendum, a questo hanno portato: all’uno contro tutti. E purtroppo per lui, Renzi non sta simpatico agli italiani. Ormai la  fotografia sociale è nitida. Al suo fianco ci sono solo i renziani, cioè la destra di un partito, il pd, sempre più spostato a destra,  ci sono confindustria e il mondo delle banche e della finanza internazionale, più qualche pensionato e sotto sotto Berlusconi, il suo padrino politico. Stop.

Per il resto: dalla sinistra del Pd alla lega nord, dai 5 stelle alla sinistra del paese, gli sono tutti contro.  Certo, non è piacevole per chi tre anni fa votava Pd stare al fianco di Salvini o di Fratelli d’Italia, ma per il futuro dei nostri figli, per evitare involuzioni democratiche, questo e altro, verrebbe da dire. Poi, salvata la carta costituzionale, ognun per sè, ovvio. Come capitato tante altre  volte nella storia della Repubblica Italiana.