DI LUCA BILLI
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Leggo che alcuni, dopo l’iniziale sorpresa, hanno verso Trump un senso di attesa: vediamo cosa farà, aspettiamo a dare giudizi, lasciamolo lavorare, sono frasi ricorrenti in questi giorni. Invece sappiamo che Trump sarà un pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo: e lo vediamo già ora che non è ancora ufficialmente cominciato il suo mandato.
I motivi di questo fondato timore sono ovviamente le nomine annunciate in questi giorni, come quella di un personaggio come Stephen Bannon a consigliere speciale della presidenza, ma soprattutto alcune decisioni meno controverse, ma che rischiano di incidere molto profondamente nella coscienza dei cittadini degli Stati Uniti. E non solo. In una delle sue primissime interviste da presidente eletto ha detto che intende rinunciare all’indennità di 400mila dollari all’anno prevista dalla legge e che prenderà uno stipendio simbolico di un dollaro. Immagino che si tratti di una scelta popolare, che gli attirerà consensi, non solo tra i suoi elettori. Ho letto ovviamente commenti entusiasti qui in Italia, un paese in cui sulla critica agli stipendi dei politici si sono fondate le fulgide carriere politiche di alcuni personaggi senza arte né parte, che peraltro si sono ben guardati dal rinunciare ai loro emolumenti una volta eletti, perché – come noto – nel nostro paese vige la regola aurea che i privilegi sono sempre quelli degli altri.
Il gesto di Trump non è solo la vanteria di un ricco che ostenta in maniera volgare i suoi soldi, che immagino molti, ma non moltissimi, perché quelli che sono davvero molto ricchi evitano le pacchianate tipo rubinetti d’oro che invece abbondano in casa di The Donald. Il messaggio, al di là di quello che Trump vuole e sa, è più sottile e più pericoloso. Uno dei motivi che spiega la vittoria di Trump è il fatto che la sua avversaria fosse Hillary Clinton, una che è vissuta di politica, che fa parte di una famiglia che è vissuta di politica. Donald Trump, il primo presidente degli Stati Uniti che non abbia mai esercitato una carica nell’amministrazione pubblica o nell’esercito, ha capito bene la lezione e intende sfruttare fino in fondo questa idea che la politica sia uno spreco. Questo gesto, apparentemente innocuo, serve a consolidare l’idea, già ampiamente diffusa purtroppo, che la democrazia sia un costo, un costo che evidentemente in tempi di crisi non possiamo più sostenere. Che la politica rappresenti uno spreco di risorse, che potrebbero essere più utilmente impiegate per aiutare le persone in difficoltà.
E’ un messaggio insinuante, che fa breccia tra i cittadini, come vediamo bene anche qui in Italia. Questo è di fatto l’unico argomento che utilizzano – in maniera martellante – quelli del sì per sostenere una cosiddetta riforma che limita gli ambiti della democrazia, che riduce gli organi legislativi, per favorire l’accentramento del potere in una sola mano. Naturalmente so bene che troppo spesso chi esercita cariche politiche ha indennità troppo alte, almeno qui in Italia è così da molto tempo, e la politica è diventata per molti che non avrebbero avute altre risorse un’occasione per diventare ricchi in fretta, senza troppa fatica, ma la stortura non può farci dimenticare che garantire un’indennità a chi esercita una carica elettiva significa dare la possibilità a tutti, non solo ai ricchi, di fare politica. E chi ama la democrazia non può rinunciare a questo principio, neppure quando è usato così male, quando è frutto di tali abusi.
Ogni tanto mi succede di leggere il commento di qualche idiota che loda l’art. 50 dello Statuto albertino che escludeva ogni tipo di retribuzione per i membri del parlamento. Le indennità per chi esercita funzioni legislative e di governo è una conquista delle democrazie, perché garantisce che tutti le possano esercitare, e non solo quelli che non hanno bisogno di lavorare per vivere, come Trump e quelli della sua risma. E infatti, a parte qualche imbecille che non conosce la storia, questa tesi è sostenuta da sempre dalla destra, da chi vuole togliere il potere al popolo, da quelli che, nonostante le dichiarazioni di questi giorni, sono contenti che abbia vinto Trump, perché è uno di loro, uno che fa passare questi messaggi così suadenti e quindi pericolosi.
In questi quattro anni di Trump e in Italia con il NO al referendum del prossimo 4 dicembre, dovremo combattere con forza e con determinazione questa ideologia strisciante e persuasiva che vuole convincerci che la politica è un lusso che non possiamo più permetterci.