DI LUCA SOLDI

 

image

 

L’invito è per soffermarsi un momento a leggere alcune parole che forse un tempo ci avrebbero portato un mare di emozioni. Che oggi possono darci qualche piccolo disturbo. E l’invito è di quelli che ci dovrebbero risvegliare. Che dovrebbero permettere di far respirare meglio. Liberando la coscienza. Togliendo quel senso di oppressione che spesso prende quando si guarda all’oggi.
Così da poter accrescere il senso della propria esistenza.
Rinnovando l’impegno preso, prima di tutto, con se stessi, con la propria coscienza e subito dopo con gli altri, con coloro che poco tempo addietro avevano riposto fiducia nel vostro dedicarsi agli altri.
Nell’impegno, con il massimo della forza disponibile, per i diritti, per i valori, per l’etica e la trasparenza.
E queste sono le parole che giungono dalla massima, la più alta, figura religiosa e politica del momento:
“Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e la politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere. Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico,
le microimprese, il progetto dei piani assistenziali… fin qui tutto bene.
Finché vi mantenete nella casella delle politiche sociali, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma “mai” con con i poveri, mai “dei” poveri e tanto meno inserita inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le macrorelazioni, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde di rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino”.
Tratto dal discorso di Papa Francesco ai partecipanti al III incontro mondiale dei movimenti popolari, del 5 novembre 2016.