DI FABRIZIO NOLI
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Il compito dei nuovi cardinali sarà quello di creare ponti e abbattere muri. Lo ha detto chiaramente, nel corso del concistoro, Francesco, secondo cui, “nel cuore di Dio non ci sono nemici, Lui ha solo figli. Noi innalziamo muri, costruiamo barriere e classifichiamo le persone”. Il mondo figlio della globalizzazione infatti, osserva Bergoglio, appare sempre più percorso da sentimenti di inimicizia. Il pontefice argentino parla, senza mezzi termini, di “virus della polarizzazione e dell’inimicizia, che, sempre più permea i nostri modi di pensare, di sentire e di agire. Non siamo immuni da questo e dobbiamo stare attenti perché tale atteggiamento non occupi il nostro cuore”. Un messaggio chiaro, quello di Francesco, ai 17 nuovi cardinali, di cui 13 elettori, 4 infatti hanno più di 80 anni. Nomine che comportano ulteriori modifiche al collegio cardinalizio, sempre più in sintonia con il concetto di chiesa in uscita voluta da Francesco, attenta alle periferie esistenziali, come a quelle geografiche.
Tra i nomi dei 13 elettori spicca quello di monsignor Mario Zenari, italiano, che il Papa ha già annunciato che resterà «nunzio in Siria», poi ricordiamo il vescovo di Bangui, in Centrafrica, dove è iniziato questo giubileo, Dieudonne Nzapalainga, quello di Chicago, Blase Cupich, uno dei pochi vescovi statunitensi davvero in linea con Francesco, e ancora, Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka in Bangladesh, una delle future mete estere di Francesco nel corso del prossimo anno, Maurice Piat, arcivescovo di Port Louis nella Isola Maurizio, quello di Port Moresby, Papua Nuova Guinea, Joseph William Tobin. Per quanto riguarda gli ultraottantenni, due i nomi da evidenziare: quello dell’italiano Renato Corti, arcivescovo emerito di Novara, al quale, lo scorso anno, il papa aveva affidato il compito di scrivere le meditazioni per la tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, per molti anni è stato vicario generale dell’arcidiocesi di Milano con il cardinale Carlo Maria Martini, e il semplice sacerdote albanese Ernest Simoni di Scutari, che per la sua fede ha dovuto scontare
passato ventotto anni in prigione, nell’Albania atea di Enver Hoxha. Una persecuzione durata undicimila giorni, durante i quali don Ernest è stato sottoposto a torture e lavori forzati.
A conti fatti, nel nuovo collegio cardinalizio, da oggi sono presenti paesi come Haiti, Tonga, Papua Nuova Guinea, Mauritius, il Centrafrica, il Burkina Faso, l’Etiopia se non è una rivoluzione questa, poco ci manca!
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