DI STEFANO SYLOS LABINI
STEFANO SYLOS LABINI
Alla fine della sua esistenza il grande Luciano Gallino è diventato sempre più critico verso l’euro e le regole dell’Unione Monetaria Europea.
Dapprima aveva aderito al manifesto/appello sulla Moneta Fiscale con me, Biagio Bossone, Marco Cattaneo e Enrico Grazzini, un’opzione che ha senso all’interno dell’euro.
Poi si è spinto a invocare l’uscita dell’Italia dall’euro. Secondo Luciano Gallino per uscire dall’euro basta far ricorso all’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea, comprendente le modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona il 1° gennaio 2009. Esso stabilisce che “ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione (paragrafo 1)”. Il paragrafo 2 precisa quali vie il procedimento di recesso deve seguire. Lo Stato che decide di recedere notifica l’intenzione al Consiglio europeo. L’Unione negozia e conclude un accordo sulle modalità del recesso. L’accordo è concluso dal Consiglio a nome dell’Unione.

Dalla lettura dell’art. 50 si possono trarre alcune considerazioni: a) la recessione avviene dopo un negoziato; b) il negoziato è condotto sotto l’autorità del Consiglio europeo, organo politico; c) è dato presumere che quando uno Stato notifica l’intenzione di recedere, determinate misure tecniche, tipo un blocco temporaneo all’esportazione di capitali dallo Stato recedente, siano già state predisposte in modo riservato.

Gallino concludeva scrivendo “Resta da chiedersi dove stia il governo capace di condurre un negoziato per la recessione dell’Italia dall’eurozona in base all’art. 50 del Trattato sulla Ue”.

Insomma per Luciano Gallino la strada non è il referendum ma un’azione di un governo che evidentemente deve essere sorretto da un’ampia maggioranza per l’exit. Questo è il punto: se non ci fosse un’ampia maggioranza per l’exit l’Italia potrebbe avere un piano B e cioè la Moneta Fiscale che potrebbe lanciare in modo autonomo, in tempi rapidi e senza chiedere nulla all’Europa.