DI STEFANO FASSINA

STEFANO FASSINA

La categoria dei pontieri della sinistra si arricchisce ogni giorno di grandi personalità. I barbari sono alle porte. Dobbiamo stare uniti. Tutti a difendere la cittadella assediata. La revisione costituzionale è regressiva e debilita funzioni di garanzia e autonomie territoriali? Non importa, il pericolo è l’instabilità, tanto governeremo sempre noi, insieme all’establishment.
Caro Gianni, caro Giuliano, caro Enrico, uniti per fare che cosa? Uniti per il Jobs Act, per la cosiddetta “Buona scuola” o le trivelle facili? Uniti per chi vuole il Ttip e considera un intralcio il voto dei parlamenti nazionali?
Uniti con chi continua a applicare un’agenda neo-liberista sempre più soffocante, ma finge di essere altro e toglie la bandiera della Ue oramai fuori moda? Con grande rispetto vorrei dire a Gianni Cuperlo, Giuliano Pisapia ed Enrico Rossi che l’unità senza radicali discontinuità sull’euro, sul lavoro, sulla scuola pubblica, sulla Sanità, sulla democrazia spalanca le porte alle forze regressive. Come si può non vedere che il popolo delle periferie ha abbandonato la sinistra storica perché la sinistra storica è stata subalterna e corresponsabile dell’agenda neoliberista, dell’euro e del mercato unico, scelte che hanno umiliato il lavoro e marginalizzato larga parte delle classi medie?
Senza radicali discontinuità l’unità inibisce ogni possibilità di ricostruzione di una forza politica dalla parte del lavoro. La condizione per aprire un confronto costruttivo è la sconfitta della revisione costituzionale, tappa conclusiva di un percorso regressivo.
La vittoria del si rafforzerebbe un impianto economico, sociale e politico insostenibile e allargherebbe la faglia tra il Pd e il popolo delle periferie. La sinistra deve stare dalla parte giusta della faglia.

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