DI DANIELE GARBO
DANIELE GARBO
L’unica cosa in comune tra la parte greca e quella turca di Cipro è la guida a sinistra, retaggio di quasi un secolo di dominazione inglese. Almeno per il momento. Neppure sul fuso orario i greci ciprioti vanno d’accordo con i turchi ciprioti: a Cipro Sud hanno l’ora di Atene (+ 1 rispetto a Roma), a Cipro Nord quella di Ankara (+2), che ha deciso di tenere l’ora legale per tutto l’anno.
Insomma la questione cipriota è un bel guazzabuglio in cui è difficile orientarsi. Un po’ di storia recente aiuta a capire come sia sia giunti alla situazione attuale, con l’isola divisa in due comunità e attraversata da ovest a est dalla “Linea Verde”, un confine segnato da reti col filo spinato, ma in aperta campagna soltanto da cartelli di avvertimento. Anche Nicosia, la capitale di entrambi gli stati, è tagliata in due dal filo spinato, con cinque varchi di frontiera, uno dei quali nel pieno centro della città vecchia.
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Il varco doganale di Ledra
Nel 1959 l’arcivescovo ortodosso Makarios stravince le elezioni politiche e il 16 agosto 1960 è proclamato presidente di Cipro, mentre viene ammainata la bandiera britannica. La convivenza tra la comunità greca e quella turca diventa ben presto difficile e nel 1964 l’ONU invia sull’isola un contingente di truppe di pace che contribuisce a raffreddare la situazione. Nel 1973, in concomitanza con il secondo colpo di stato militare in Grecia, i rapporti tra Atene e Cipro si fanno tempestosi.
Makarios prende le distanze e, senza tanti complimenti, i greci lo fanno fuori con un colpo di stato sull’isola. Il 19 luglio 1974 arriva immediata la risposta della Turchia: truppe d’assalto si installano nella zona nord di Cipro, lontana appena 70 chilometri dalle coste dell’Anatolia, ed espellono i greci ciprioti che si rifugiano a sud. Il 15 novembre viene proclamata la Repubblica Turca di Cipro Nord e da allora l’isola rimane divisa in due.
Nel 2004, sotto la spinta di Kofi Annan, segretario generale dell’Onu, si arriva a un accordo per la riunificazione, ma il referendum popolare boccia il piano: il 65% dei turchi ciprioti vota sì, ma il no del 76% dei greci ciprioti fa saltare l’accordo.
La situazione attuale di Cipro è per certi versi paradossale. La Repubblica di Cipro, quella greca, tanto per intenderci, ha circa 700 mila abitanti, fa parte dell’Unione Europea, ha l’euro come moneta ufficiale e ha un flusso turistico che nel 2016 è valutato in 3 milioni e 100 mila ingressi. L’Eni ha firmato qualche anno fa un accordo per la ricerca di idrocarburi nel mare cipriota, ma per il momento è rimasto lettera morta per la ferma opposizione della comunità turca.
La Repubblica Turca di Cipro Nord ha circa 300 mila abitanti, di cui 180 mila coloni turchi e 120 mila turchi ciprioti. In realtà è uno stato che per la comunità internazionale non esiste e che è riconosciuto soltanto dalla Turchia. L’aeroporto di Ercan, un’ex base militare inglese a 25 chilometri da Nicosia, è a sua volta clandestino, perchè non riconosciuto dalla Iata. E’ collegato direttamente soltanto con la Turchia.
“Ogni aereo che atterra qui – ci spiega Turgut Vehbi, gentilissimo funzionario dell’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri – è ritenuto illegale dai greci, che ogni giorno inviano decine di report all’ONU. E clandestini vengono ritenuti i passeggeri di quegli aerei. I nostri amici greci passano il tempo così. Contenti loro…”.
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La parata del 15 novembre
Il 15 novembre è stato festeggiato in grande stile il 33° anniversario della proclamazione della Repubblica Turca di Cipro Nord, con una parata degna del nostro 2 giugno e un grande ricevimento in cui il presidente Mustafa Akinci ha accolto personalmente uno per uno i suoi 1200 ospiti.
Cipro Nord non può esportare nessun prodotto verso l’estero, è sottoposta a embargo da parte dellUnione Europea e può importare soltanto dalla Turchia. Con un pesante aggravio dei prezzi. Per dare un’idea: la Fiat 500 che in Italia costa 13.850 euro, a Cipro Nord ne costa 20 mila.
Risolto invece il problema dell’acqua, che a Cipro Nord arrivava solo due giorni alla settimana. Da circa un anno i rubinetti dei turchi ciprioti non sono più all’asciutto, grazie alla realizzazione del più lungo acquedotto sottomarino del mondo, che scorre per 80 chilometri dalle coste turche a Cipro ed è costato 576 milioni di collari.
Nel 2013 il sistema bancario di Cipro attraversò una crisi gravissima che portò a un prelievo forzoso sui conti correnti con depositi superiori ai 100 mila euro e al blocco dei prelievi bancomat. La bancarotta fu evitata grazie a un prestito di 10 miliardi di euro da parte dell’Unione Europea.
Questa la fotografia della situazione attuale. Ma ora siamo arrivati a un nuovo punto di svolta: dal 20 novembre riprendono a Ginevra i negoziati tra il presidente di Cipro Sud Nicos Anastasiadis e quello di Cipro Nord Mustafa Akinci. Sembra che l’accordo sia davvero a un passo. Ma è davvero così ?
Murat Sari, un ragazzo di padre turco cipriota e madre sarda se lo augura: “Penso che dalla riunificazione abbiamo da guadagnarci tutti”.
La pensa così anche Sevil Emirzade, una signora con un passato di drammaturga che gestisce un negozio di artigianato nel caravanserraglio di Nicosia: “Benedetto sia l’accordo, se verrà, perchè porterebbe a un incremento dei flussi turistici e tutta l’isola ne trarrebbe beneficio”.
Ma la situazione è molto complessa. I greci chiedono il ritiro degli oltre 30 mila soldati turchi di stanza a Cipro e la restituzione dei territori occupati. I turchi rispondono che le truppe servono solo a garantire la loro incolumità.
Meno problemi sulla forma di governo. Si dovrebbe andare verso la creazione di una repubblica federale con due componenti, una greca e una turca.
Ai vertici dovrebbe esserci un’alternanza nella presidenza e nella vice presidenza. In altre parole presidente greco e vice presidente turco, presidente turco e vice presidente greco. Nel parlamento la proporzione potrebbe essere di 7 deputati greci e 3 turchi. Ma anche questo è oggetto di negoziazione.
In realtà gli ostacoli maggiori sulla strada della riunificazione sono di origine interna. Il presidente Mustafa Akinci, in carica dal 2015, è un democratico ed è ritenuto una colomba. I falchi sono invece nel suo governo di destra filo Erdogan, che non vede di buon occhio l’accordo.
Il Ministro degli Esteri Tahsin Ertuğruloğlu non usa giri di parole: “Non capisco perchè il presidente Akinci sia così ottimista. Sta sognando, ma qui bisogna parlare di politica reale. Questi negoziati non hanno nessuna possibilità di successo”.
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Il Ministro degli Esteri della Repubblica Turca di Cipro Nord Tahsin Ertuğruloğlu
E rincara la dose: “Noi vogliamo un accordo giusto, non dominato dai greco-ciprioti. Finora siamo stati noi a rinunciare a tutto, a essere lasciati fuori dell’Ue. A cos’altro ci si aspetta che rinunciamo ?”.
Quanto alla questione delle truppe, il Ministro è categorico: “Vogliono cacciarli perché sono l’unico deterrente alla supremazia greca, ma devono capire che le truppe turche ci saranno sempre, anche se magari in numero diverso rispetto a oggi. E poi l’Unione Europea resti fuori dalla questione, loro rappresentano la vecchia politica, non sono neutrali, ma filo-greci”.
E poi l’affondo finale: “La Turchia è la nostra madrepatria. La bandiera di Cipro Nord è la bandiera di uno Stato, invece quella turca è la bandiera nazionale. Persino il nostro inno è quello turco. Non riconosco la bandiera del sud, anche se un tempo era la bandiera comune”.
Insomma, se fosse per il Ministro degli Esteri Ertuğruloğlu, i negoziati potrebbero chiudersi subito con una stretta di mano (forse) e un “arrivederci tra cent’anni”.
Ma c’è chi non la pensa così. Il presidente della Camera di Commercio della Repubblica Turca di Cipro Nord, Fikri Toros, è allineato sulle posizioni del presidente Akinci: “La riunificazione è l’unica via per rilanciare l’economia dell’isola. Potrebbe finalmente partire il grande progetto per l’energia, anche attraverso l’attuazione dell’accordo con l’Eni attualmente sospeso, il turismo verrebbe incentivato in misura decisiva. Insomma, i benefici si sentirebbero subito, ne sono convinto”.
A Famagosta sorge l’Università del Mediterraneo Orientale, un campus ultra moderno che si estende su un area vastissima (con un sistema di trasporti autonomo e negozi di ogni tipo all’interno) e ospita 20 mila studenti di 106 paesi. “Una struttura all’avanguardia – ci spiega Katrina, una ragazza siberiana col fisico da indossatrice che frequenta il primo anno di giurisprudenza – in cui davvero si trovano le risposte a qualunque esigenza di uno studente”.
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L’aula magna del campus universitario di Famagosta
Il campus è nuovissimo, vi regnano ordine, pulizia e tranquillità. Poco da invidiare alle più rinomate università americane. Le lezioni avvengono in lingua inglese, il wi fi gratuito del campus viaggia a 35 mega in download e upload, velocità da noi sconosciute.
Il professor Nedcet Osam, rettore dell’EMU, ne va giustamente orgoglioso e ci spiega: “Mi auguro vivamente che Cipro torni a essere una nazione sola e che vengano superati i problemi che attualmente ne frenano lo sviluppo”.
Ottimista sull’esito dei negoziati è anche il professor Ozgur Tascioglu Guler: “Credo che non siamo mai stati così vicini alla riunificazione, spero sia davvero la volta buona. Anche se mi rendo conto che il dissidio tra il presidente Akinci e il governo costituisce una sorta di tempesta perfetta in cui tutto può accadere. Non abbiamo un piano B e se i negoziati dovessero fallire o il referendum dovesse non dovesse ratificare l’eventuale accordo, forse dovremo aspettare altri 10 prima di rimetterci attorno a un tavolo”.
Ecco, il problema è proprio questo: è possibile, forse addirittura probabile, che i due presidenti firmino nei prossimi giorni un accordo. Ma poi la parola passerà al popolo: la comunità turca è sicuramente orientata a votare sì, nonostante gli ostacoli frapposti dal governo che farà campagna per il no. La grande incognita resta la volontà della comunità greca, decisiva in senso negativo già 12 anni fa. L’Unione Europea e l’ONU si augurano che la questione si risolva una volta per tutte, che si riesca finalmente a voltare pagina e che la Repubblica Turca di Cipro Nord diventi soltanto un ricordo. Più o meno piacevole, a seconda dei punti di vista.