DI JACOPO MORRONI

jacopo morroni

Sebbene il progetto del nuovo stadio della Roma sia da tempo passato alla Conferenza dei Servizi in Regione, dopo l’approvazione comunale a Giugno, continuano a fioccare le critiche da parte di Amministrazione e Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio all’ambizioso progetto di Pallotta e Parnasi.
La giornata di Venerdì infatti ha visto aprirsi ulteriori squarci negativi per la società sportiva, sia per voce dell’assessore Berdini, che critica le cubature “eccessive” e (ancora) la scelta dell’area, sia per il parere, estremamente negativo, fatto pervenire dalla Soprintendenza alla Regione, che parla di una zona, quella scelta per lo stadio, disseminata di possibili resti archeologici da salvaguardare.
Secondo la Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, il progetto americano mancherebbe di una parte sostanziale di documentazione negli studi detti VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica). In particolare, le nette obiezioni della Soprintendenza (obiezioni già note nel 2014, ma mai presentate in conferenza preliminare) riguardano le mancate simulazioni fotografiche dello skyline delle famose torri, che potrebbero oscurare la vista dell’area Unesco di Tor di Valle e modificare l’orizzonte dell’EUR; la presenza di opere architettoniche da salvaguardare, come la tenuta di caccia papalina di Leone X, sulla quale ha lavorato anche il Bramante; la possibile, anzi probabile presenza di reperti archeologici diffusi in tutta l’area.
Ma se la colpa della Soprintendenza è di aver presentato “tardi” il rapporto in forma ufficiale, l’amministrazione comunale continua a parlare per bocca dell’assessore Berdini, che chiamato dalla Regione, ha espresso nuovamente la sua perplessità sulle cubature di cemento da realizzare attorno allo stadio stesso, in un balletto senza fine che il signore sopracitato ha iniziato già da Giugno, poche ore dopo la sua nomina. Perché sebbene l’iter comunale sia ampiamente terminato (favorevolmente) la giunta grillina evidentemente non approva l’accordo che Pallotta e Parnasi avevano trovato con l’ex sindaco Marino. Berdini infatti critica sia le cubature commerciali che i 300 milioni circa di opere pubbliche a carico degli investitori oltreoceano. Parla, nel particolare, di “200 milioni di opere inutili” da sfrondare, tagliando di conseguenza anche il volume totale degli edifici commerciali nel progetto, rientrando nel Piano Regolatore Generale. Continua la ferrea critica alla scelta dell’area, definita “folle” dell’assessore, che però non ha più parere vincolante, dato l’esaurimento dell’iter d’approvazione comunale.
Che stia diventando un problema politico è evidente. Il Comune vuole mostrare forza nel lottare per quelli che, spero in buona fede, sono visti come gli interessi della città, ma d’altronde, con tutto in mano alla Regione e con la spada di Damocle di una causa milionaria paventata da Baldissoni pochi mesi fa, non si spinge a ritirare l’interesse pubblico, tentando la “via del negoziato”: riduciamo un po’ le cubature, tagliamo qualche opera pubblica, voi fate lo stadio, noi abbiamo lottato per i cittadini (o meglio elettori). Meglio che niente, no?
Forse no. In una città dove abbiamo regalato milioni e milioni di cubature a palazzinari, centri commerciali di dimensioni titaniche ed opere abbandonate dopo poca o nulla utilizzazione, senza mai ricevere nulla (NULLA) in cambio come pubblica amministrazione, questo progetto andrebbe accolto un poco più calorosamente. Per una volta un privato investirà 300 milioni in opere pubbliche necessarie a rimettere in sesto un’area disastrata. Ben vengano le critiche della Soprintendenza, mentre quelle di Berdini, che oltretutto da Giugno ad oggi ha avuto sei-sette blackout e cambio opinione, forse iniziano ad essere di troppo. Se il Comune vuol fermare tutto lo faccia con le “bolas” che mostravano d’avere in campagna elettorale.
Altrimenti basta stillicidi, grazie.