DI ELIO LANNUTTI
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#Bankitalia: per la rubrica Uovo alla Koch,riceviamo e pubblichiamo
Le favole dei saggi
Ci risiamo, con le indagini su UBI Banca (quarta banca del paese) viene messa sotto accusa il sistema della finanza bianca, arzilli vecchietti e sistema bancario si ritrovano uniti da un medesimo destino. Viene messo in discussione il cosiddetto capitalismo di relazione e familiare sul quale si è sempre fondato questo sistema paese.
La Banca d’Italia subito mette le mani avanti, si costituisce ancora una volta, come sempre, parte offesa, con la solita motivazione: ostacolo alla vigilanza.
La storia si ripete, è già successo con altri scandali di questo paese, solo per ricordare alcuni, Banca Popolare di Lodi, Bipop-Carire, Banca Antonveneta, MontePaschi, nell’ultimo anno, quasi l’intero sistema bancario di questo paese è stato scosso da scandali di vario genere. E’ stato messo in discussione il sistema della governance delle banche, quello del credito, delle carenze organizzative e dei sistemi dei controlli.
L’Autorità di vigilanza ovvero la Banca d’Italia rimane l’unico baluardo e garanzia a tale deriva. Siamo sicuri, davvero convinti che non ci siano gravi omissioni e/o responsabilità da parte dell’Autorithy che deve garantire la stabilità del sistema ed assicurare la trasparenza.
Nel caso Bipop-Carire nessuno si era accorto di nulla, con Antonveneta, c’erano accordi segreti e baci in fronte, con Montepaschi nessuno sapeva dell’acquisto del pacco antonveneta, saccomanni e tarantola come le tre scimmiette, non c’erano e se c’erano dormivano, i senesi sono stati talmente furbi da fregare il fior fiore di Bankitalia, a loro insaputa.
I casi oramai sono tanti e tanti, la favoletta è sempre la stessa: ostacolo ai poteri della vigilanza. Occorre che la magistratura faccia chiarezza, come per il passato, fino all’ultimo scandalo UBI Banca (fare banca per bene) l’ex Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, oggi Presidente della Rai, ha sempre avuto rapporti e relazioni consolidate con banchieri della piazza bresciana, ed in particolare con il compianto dottor Faissola, amministratore del gruppo Ubi banca, l’avvocato Alessandro Azzi, presidente della Banca credito cooperativo del Garda e Presidente della federazione delle Banche di credito cooperativo (BCC) della Lombardia, nonchè con il dominus di Banca Intesa.
La Tarantola partecipa anche nel 2003 ad una crociera organizzata dalla federazione BCC, a spese delle banche, ovvero dei clienti di queste.
Nel 2008 la dottoressa Tarantola diventa Vice Direttore generale della Banca. Per tale nomina gli sponsor d’eccezione sono stati proprio Faissola, Azzi, Geronzi, Bazoli e alti prelati, a cui rimane molto a cuore la sorte della Carige che tra l’altro è la principale azionista della Banca d’Italia. Faissola e Azzi, nel 2008 ricoprono la carica di Presidente e Vice Presidente dell’Associazione bancaria italiana, quest’ultimo si ripropone come nuovo per il nuovo corso del movimento cooperativo, prima hanno distrutto e fatto danni e poi vogliono presentarsi come iinnnovatori.
Ebbene, i controllori decidono chi debba essere il loro controllore.
Quale esempio di autonomia ed indipendenza viene trasmesso al paese e ai cittadini nonchè risparmiatori.
L’allora amministratore delegato di UBI Banca, Corrado Faissola, estimatore e sponsor della Dr.ssa Tarantola non gradì molto nel 2011 la concorrenza della CSR (cassa interna alla Banca d’Italia) che proponeva un tasso per i mutui dei dipendenti all’1%, con il rischio di far venire meno quel lauto compenso del 4% a favore di Centrobanca (gruppo UBI) comunque finita male, a carico della Banca d’Italia e dei suoi dipendenti. UBi Banca non voleva rinunciare a muti prima casa concessi a clientela molto affidabile che possono essere usate dalle banche come garanzia per ottenere prestiti dalla BCE ad un tasso molto vantaggioso e lucrare sulla differenza
E’ proprio ingrata, questa Banca d’Italia, prima ti aiuta e poi nel momento delle difficoltà mette le mani avanti, gli amministratori di UBI Banca hanno ostacolato la vigilanza. E’ sempre la solita favoletta, si ripete ormai da anni, rappresenta il salvacondotto per tirarsi fuori dalle responsabilità. Eppure gli strumenti ci sono, la Banca d’Italia non svolge moral suasion, svolge attività di analisi cartolare sulla base delle segnalazioni mensili, trimestrali e semestrali a distanza, con strumenti sempre più sofisticati, nonchè attività ispettiva in loco con missioni profumatamente pagate ai signori ispettori, i quali beneficiano anche di apposita polizza assicurativa stipulata dalla Banca d’Italia per tutelarli in caso di giudizio.
La storia si ripete, già nei confronti del Banco di Brescia (UBI Banca) in precedenti ispezioni vengono rilevate attività sanzionabili nei confronti del Presidente e Direttore generale, Costantino Vitali. La pubblicazione delle sanzioni nei confronti degli amministratori del Banco di Brescia vengono fatte secondo quanto disposto dal testo unico bancario su almeno due quotidiani a diffusione nazionale: in modo singolare, le banche provvedono a pubblicare le sanzioni su “Finanza e Mercati”, quotidiano poco diffuso se non tra gli addetti ai lavori, cioè le stesse banche; nel caso del Banco di Brescia, la pubblicazione della sanzione avviene su “Il Messaggero”, quotidiano letto a Roma.
Oggi Bazoli (Presidente di Intesa) è l’ indagato eccellente per ostacolo alle funzioni di vigilanza, sembra scoprire l’acqua calda, ma come in Banca d’Italia non se ne sono mai accorti, è stato il referente del sistema e rappresentava il faro per l’autorità di vigilanza, insieme al Presidente del Consiglio di gestione di UBI Banca Franco Polotti, nominato quest’ultimo anche consigliere della Banca d’Italia, prima di ricoprire tale incarico. Uomini di fiducia che avrebbero attuato un sistema di regole per predeterminare i vertici della banca (UBi Banca) all’insaputa dell’autorità di vigilanza, il cosiddetto sistema Scajola.
L’Autorità di vigilanza o ci è o ci fa, quando suona la sveglia a seguito di esposti e denunce di altri, si precipita a registrare il disco: ostacolo alla vigilanza, fatti rappresentati in modo non veritiero, occultate informazioni. I poveri magistrati, verificano gli atti e rilevano che gli ispettori hanno evidenziato le solite anomalie con applicazioni di sanzioni amministrative pecuniarie: carenze organizzative, carenze dei sistemi di controllo, carenze nell’istruttoria e gestione del credito, in sostanza sempre la solita minestra, fino a quando non scoppia la bomba.
Da evidenziare che tutti coloro che vengono coinvolti in attività di vigilanza e/o a conoscenza di fatti di rilevo presso i servizi della vigilanza in Roma e periferia di particolare sensibilità informativa, vengono sempre opportunamente rimossi e promossi con lauti compensi. E’ stato il caso di Gianluca Trequattrini, oggi Capo servizio segreteria particolare scambiatosi con Ciro Vacca, Vignoli Enrica, oggi Capo servizio cassa generale, Trifilidis Maurizio, ex Direttore a Venezia, Cinque Antonio, ex Direttore a Trento, Donato Luigi, oggi vice capo dipartimento immobili, Capra Luigi, oggi Direttore a Torino, Pietraforte Patrizia, oggi Direttore al Servizio Tesoreria, Cannistraro Maurizio, oggi Direttore a Venezia, Boccuzzi Giuseppe, ex Direttore a Napoli, D’Acunto Giorgio, oggi Ispettorato vigilanza, Gentile Carlo, oggi alla CSR, Umberto Proia, capogruppo ispettivo al Banco di Brescia (UBI Banca) oggi Funzionario Generale in pensione d’oro dal prossimo 1 dicembre 2016.
Con le nuove indagini in corso sul gruppo UBI Banca, si attendono nuove promozioni e spostamenti in Banca d’Italia, applicando il noto principio: sia promosso affinchè sia rimosso, ma soprattutto che sia omertoso in cambio di danaro.
Probabilmente, il vero motivo per cui gli intermediari ostacolano la vigilanza è dovuto all’incompetenza continua, ovviamente voluta e cercata attraverso questo meccanismo di promozioni perverso in odore di massoneria.
Quanto viene deciso dai vertici della Banca d’Italia nella pienezza della sua incontrastata autonomia, senza rendere conto ad alcuno del suo operato – anche quando premia con incarichi dirigenziali dipendenti che tessono rapporti di “amicizia”, e quindi si trovano in un conflitto di interessi, ed al tempo stesso allontanano quelli che, senza allinearsi, esplicano fedelmente la propria attività di vigilanza sulle banche “protette” sanzionandole per irregolarità – mette in evidenza un vero e proprio potere oscuro dell’autorità vigilante, non scalfibile, al riparo da ogni forma di controllo esterno in nome dell’autonomia e del segreto d’ufficio;
Ancora una volta i vertici di una struttura dedita ad attività di vigilanza, con inopportune frequentazioni con i principali banchieri, che ne hanno sponsorizzato l’ascesa, e spesso poco solerte rispetto ai gravi scandali bancari, configura un vulnus per l’operato trasparente e super partes di un’istituzione come Banca di Italia, che proprio in virtù dei fatti descritti perde sempre più la sua autorevolezza ed autonomia di giudizio.
Oscuri sono i criteri usati in Banca d’Italia per decidere nomine e promozioni interne tenuto conto che appare estremamente grave, che il controllore venga sponsorizzato dai controllati, ossia le banche azioniste in un gigantesco conflitto di interessi.
Saggio o scriteriato
Ancora oggi il saggio Salvatore Rossi continua a firmare provvedimenti a favore degli amici della casta. Eppure è il primo a sbracciarsi a rottamare in odore di renzismo e a parlare di taglio alle spese. Non perde occasione insieme al governatore di giustificare i tagli perché lo chiede l’Europa, la BCE, l’opinione pubblica sempre più attenta alle funzioni e ai compiti dell’istituzione.
A sentirli verrebbe da credergli, come quando da incostituzionali spaventano l’opinione pubblica sulla possibile vittoria del no al referendum vero aggiotaggio bancario e finanziario.
La banca d’italia non persegue obiettivi di profitto, non è un’’azienda privata, ha un obiettivo quello o sarebbe quello di fare attenzione all’economicità della gestione aziendale
Quali sia la reale motivazione di carattere urgente ed istituzionale a firmare provvedimenti di vacancy (vere vacanze a 5 stelle) a favore di dirigenti casta – promozioni e trasferimenti di dirigenti – per ricoprire incarichi che potrebbero essere ricoperti da altri dirigenti presenti in loco e a costo zero per l’istituzione, a maggior ragione quando ci troviamo in presenza di dirigenti che in pochi anni hanno beneficiato di vari trasferimenti.
Tutte le figure professionali richieste mediante il ricorso a “vacancy” perché il saggio chiede che l’istituzione parli con slogan – come qualcuno al governo – potevano essere scelte in loco presso le strutture destinatarie dei provvedimenti.
Sulla piazza di Roma è concentrata la maggior parte dei dirigenti della Banca circa un migliaio, era necessario adottare provvedimenti di trasferimento pagati profumatamente ad altri dirigenti provenienti dalla città di De Luca, quello che vuole uccidere la Bindi e dalla Trinacria terra di origine del Capo Dipartimento Vigilanza Carmelo Barbagallo. Presso le strutture destinatarie erano presenti figure professionali idonee a costo zero, senza trasferire dirigenti che hanno beneficiato già di laute ricompense con trattamenti di trasferimento in pochi anni di centinaia di migliaia di euro, se non per il fatto di provenire dalla città di Pasquale Cascella, oggi sindaco ed ex segretario alla Presidenza della Repubblica durante il regno di Napolitano e conterranei della terra di origine del Direttore Generale Salvatore Rossi.
Tali scelte in loco avrebbero fatto risparmiare all’istituzione milioni di euro, se vi sembran pochi di questi tempi, visto che parlate bene e razzolate male.
Perché ingrassare con costosi trasferimenti – traslochi faraonici, alloggi di servizio lussuosi, diarie, trattamenti di trasferimento, spese prima sistemazione, tessera rotary ecc – per svolgere funzioni residuali, anche se il povero Giannini di Repubblica è stato ingaggiato e si sbrodolato per raccontare la giornata tipo di un corpo dove scorre sangue, ha omesso di dire che il corpo è malato e il sangue è infetto.
Sprecare danaro pubblico, in nome di quale trasparenza e di quale autonomia, dietro la quale ad ogni piè so spinto si trincerano sempre questi pesci da acquario, pupilli, compaesani, amici degli amici, uomini di fiducia, appartenenti allo stesso bastone, garanti e parte del sistema di relazioni e connivenze.