DI GIORGIO MAURI
giorgio mauri
Quando si mette mano a una riforma della costituzione si va incontro a un lavoro immane, molto diverso da quello del ritocco di un articolo, o dell’aggiunta di un aggiornamento, perché si va a costruire un “motore” che deve garantire il suo funzionamento con tutto il resto, rapporti internazionali compresi.
Occorrono linee guida molto semplici, chiare, e Renzi le ha sempre sventolate ai quattro venti:
1) semplificazione degli iter legislativi,
2) stabilità del governo,
3) risparmio dei costi della politica.
Per loro natura questi obiettivi cozzano con i principi di democrazia, per cui vanno trattati con molta cautela e da mani esperte. Come mai questo caos sulla riforma costituzionale, urlata come se si trattasse di una campagna elettorale, trascinata nella polvere di un referendum, la stessa polvere che ha poi visto troppo spesso i governi disattendere la volontà espressa del popolo ?
Il motivo può essere solo uno: OBIETTIVI DIVERSI DA QUELLI DICHIARATI.
Proviamo a modificare, uno ad uno, i tre obiettivi suddetti con quelli che si evincono dai risultati raggiunti.
1) “semplificazione degli iter legislativi” in realtà sottende un altro obiettivo, il controllo dell’establishment su qualsiasi decisione presa dagli amministratori dello stato ovunque e sempre, addirittura sulla selezione dei rappresentanti che dovrebbero essere scelti dagli elettori (attenti alla subdola manovra di lasciare che siano eletti, lasciare anche che siano selezionati da qualcun altro, ma riservarsi il potere totale sul nuovo senato – è ovvio che il Governo farà il bello e cattivo tempo)
2) “stabilità del governo” sta per controllo dell’establishment sui nominati (per avere un parlamento a propria immagine e somiglianza) e eliminazione dell’opposizione (da schiacciare quanto più possibile).
3) “risparmio dei costi della politica” è una voce imprescindibile, quella che gli elettori hanno preteso votando il M5S, per cui non è una linea guida, ma solo uno specchietto per le allodole.
Se si analizza il risultato di quanto proposto da Renzi e dai renziani (molto più responsabili di lui in questa corsa allo sfascio delle istituzioni democratiche) alla luce dei punti rivisitati bisogna ammettere che, se si aggiunge anche l’Italicum, ha raggiunto tutti gli obiettivi, compreso lo specchietto per le allodole (abbattere i costi della politica), da offrire a chi per mestiere deve menare per il naso gli elettori.
L’analisi la può fare chiunque, in totale autonomia.
Come si sarebbe dovuto procedere ? Se si riflette qualche NANO SECONDO  ci si rende conto che la soluzione era semplicissima:
1) eliminare il senato
2) scrivere delle procedure operative per delineare le attività delle regioni, per poter eseguire controlli efficaci sul loro operato e eliminare i diversi trattamenti (statuti speciali) ancor oggi in vigore, che sono anacronistici.
Quanto alla governabilità non ci sono tocchi magici, ma si uccide la democrazia se si opera con l’accetta, come può fare solo un energumeno.
Comunque butto là una idea, tanto per avviare il discorso:
a) se il primo partito non arriva al 40% gli si da un premio per raggiungerlo
b) si abbattono il più possibile le soglie per l’ingresso in parlamento (per esempio il 2%) in modo da permettere al vincitore di formare più facilmente la maggioranza, che è bene sia nettamente superiore al 50%
c) una volta fatto il governo esso resta in carico fino al termine della legislatura, a meno che venga sfiduciato con una percentuale superiore al 60% (ecco perché occorre prevedere uno zoccolo duro del 40%).
Sull’uso di un sistema uninominale, plurinominale o misto (con parti proporzionali) non ho nessuna riserva.
Quanto ai nominati sono una vera e propria porcheria, un volgarissimo mercato delle vacche. Io tornerei al finanziamento ai partiti con importi molto limitati ma sufficienti a garantire l’attività politica dei popoli, dimezzerei le attuali retribuzioni (la politica non deve diventare un mezzo per far carriera), eliminerei di legge le primarie (stupido strumento che ci mette nelle mani dei media, che sono di proprietà dell’establishment vero), e darei ai partiti la possibilità di veto sulle candidature, ma non la loro designazione.