DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

Il No ha, di per se, un potenziale valore di progresso, non di conservazione o di regresso. Ha, come sostiene Massimo D’Alema, “un valore creativo: nel 1953 il No alla ‘legge truffa’ spianò la strada al centro-sinistra del ’62”.
La ‘legge truffa’, imposta al Parlamento dal Governo ‘centrista’ del Dc Alcide De Gasperi e approvata con il voto di fiducia della sola maggioranza, modificò la ‘legge proporzionale pura’ del 1946 mettendo un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato la metà (50,01%) dei voti validi.
L’anno successivo nel luglio 1954 fu abrogata dal Governo di centro presieduto dal Dc Mario Scelba, in quanto alle elezioni politiche di giugno ’53 le forze ‘di centro’ apparentate ottennero il 49,8% dei voti e per circa 54.000 voti il meccanismo previsto dalla legge non scattò. Il pesante tracollo di voti della Dc (meno 8,4%) e il successo dei partiti di sinistra Psi e Pci, determinò le dimissioni di De Gasperi sia da Presidente del Consiglio che da segretario politico della Dc.
Il No dunque ha il sapore della ribellione nel segno del progresso e non della conservazione come si ripetè il 12 maggio 1974 con la straordinaria vittoria ‘laica’ al referendum sull’abrogazione della ‘legge Fortuna-Baslini’ che introdusse il divorzio: 59,26% pari a 19 milioni e 138 mila voti per il No, contro il 40,74%, pari a 13 milioni e 157 mila voti, per il Sì chiesto da Dc e Msi. Fu la stagione dei diritti civili: il 22 maggio 1978 entrò in vigore la legge 194 recante “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, ossia l’aborto terapeutico.
E, per l’imminente referendum del 4 dicembre sulla “revisione, riforma è una parola molto nobile, costituzionale di governo sbagliata e confusa”, chiosa D’Alema, il No mantiene intatto il suo intrinseco “valore creativo”, progressista e niente affatto di conservazione o regressione.
“Non ci sarà, con e per la vittoria del No, nessun salto nel vuoto nè alcuna catastrofe. Anzi è con e per la vittoria del Sì che può esserci la tentazione di una spallata per andare alle elezioni anticipate: noi non vogliamo e non siamo per l’instabilità”, aggiunge l’ex-Premier con le sensibili orecchie attente alle profezie delle Cassandre che, prevedendo mala tempora currunt per il Sì, intossicano la campagna elettorale con pressioni e paure: instabilità del Governo, tracolli e disastri finanziari, spread fuori controllo, se vince il No.
“Abbiamo una ricchezza straordinaria di argomenti: è la vittoria del No che darà stabilità al Governo e Renzi non sarà affatto obbligato a dare le dimissioni che nessuno gli ha chiesto e nessuno gli chiede: semmai dovesse farlo, il Presidente della Repubblica in poco tempo saprà trovare una personalità di livello cui dare l’incarico di formare un nuovo Governo per fare la obbligata e dovuta legge elettorale”, chiarisce scandendo con calma assoluta le parole.
Il No di Massimo alla pessima “revisione costituzionale di governo”, divenuta “un plebiscito” al quale si risponde sempre No, risuona forte in ogni angolo del Paese. “Ci sono, non sono affatto scomparso e da libero cittadino di un Paese democratico dico la chiaramente la mia opinione, senza mai insultare nessuno”, puntualizza D’Alema.
Sarà per questa sua libertà di critica, sarà per la sua storia, sarà per la sua autorevolezza e per il suo coraggio, che un suo vicino ‘compagno’ di un tempo, Peppino Caldalora lo ha invitato “a far pace” con Renzi!
Ma lui il temuto “lider Maximo” va dritto per la sua strada, togliendosi un ultimo sassolino. “C’è da darsi da fare di più, da adottare un Sì, da convincere gli indecisi, da intensificare i rapporti interpersonali: non è il momento di disarmare nè di brindare per i sondaggi che darebbero il No in vantaggio, bisogna fare un ultimo sforzo ancora”. E dulcis in fundo: “la vittoria del No può sanare la rottura sentimentale con milioni di persone che hanno abbandonato il Pd e può essere l’occasione per costruire un nuovo centro-sinistra”, dice alla numerosa platea accorsa a sentirlo al Teatro San Genesio nel suo quartiere di Prati a Roma per la presentazione del libro di Salvatore Settis, ‘Costituzione! Perchè attuarla è meglio che cambiarla’.

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