DI GIULIO CAVALLI

GIULIO CAVALLI

Giuliano Pisapia, dopo mesi alla ricerca dell’ombra per non doversi schierare o comunque per schierarsi poco, oggi rilascia un’intervista a Repubblica in cui dichiara che non voterà no. Dice l’ex sindaco di Milano:
«Nessuna apocalisse sia che vinca il No, sia che vinca il Sì. E mi sembra che siano ormai ben pochi quelli che paventano tale rischio. Io però non credo che, in caso di vittoria del No, avremmo un anno di tregua nel quale sarà possibile lavorare per riorganizzare il paese; vedo invece un Parlamento ancora più diviso, paralizzato e un periodo di instabilità politica che non farebbe bene al paese».
Repubblica non perde l’occasione e titola tutto maiuscolo: Lo strappo di Pisapia: “Referendum, con il ‘No’ Italia instabile”
Ora, al di là del titolo sparato su una scelta bisbigliata, forse sarebbe anche arrivato il tempo di prendere atto di un fatto politico ormai assodato: Pisapia (ma mi prendo il rischio di aggiungerci Zedda che si accoderà nei prossimi giorni) ha “strappato” (tanto per citare Repubblica) fin da quando ha aperto le porte alla svolta di un PD intento a mettere in atto politiche non più di sinistra. Pisapia ha “strappato” quando si è intruppato per rendere potabile Beppe Sala come suo successore; Pisapia ha “strappato” quando non ha voluto esporsi per il referendum sulle trivelle; Pisapia ha strappato ogni volta che s’è tenuto in gola un giudizio su Jobs Act e Buona Scuola.
C’è stata un’epoca qui da noi in cui qualcuno è riuscito ad attivare antenne a sinistra che sembravano spente per poi infilarci i sempreverdi moderati tendenti a destra. Basterebbe chiedere agli amici di Sinistra Italiana e di SEL oppure ai cittadini milanesi che non sono tornati a votare. Se ne sono accorti quasi tutti. Tranne Repubblica.

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