DI ALBERTO TAROZZI
ALBERTO TAROZZI
Non è solo quanto avvenuto negli ultimi quattro anni o ciò che sta avvenendo in questi giorni che fa della tragedia di Aleppo il simbolo di una guerra infinita. E’ ancora di più la constatazione che di questa guerra, nel prossimo futuro, non si capisce se e come si possa giungere alla fine.
Solo tre o quattro anni fa circolava la sensazione che fosse facile abbattere Assad e sostituirlo con una delle tante strane alleanze che nel corso degli utimi 30 anni hanno visto gli sforzi congiunti di tagliagole fondamentalisti e sostenitori dei diritti umani in versione occidentale.
Di questo erano convinti i governi di Francia e Turchia, con l’appoggio della Segreteria di Stato Usa.
Speranze di replay della caduta di Gheddafi e, per chi era dotato di memoria più lunga, degli scenari che avevano visto il bombardamento di Belgrado.
Ma a Damasco c’era qualcuno che, oltre a difetti in parte simili a quelli in vigore a Tripoli, era dotato di qualche risorsa in più, soprattutto sul piano militare. E a Mosca c’era qualcun altro, meno ricattabile e meno propenso alle sbronze di quanto non lo fosse stato a suo tempo il malleabile Eltsin.
Furono avanti e indietro sconclusionati. Ci si vergognava di stare coi ribelli, un po’ perché egemonizzati da Isis e al Nusra (leggi al Qaeda) e molto perché oltre ad essere alleati scomodi non erano neppure alleati vincenti.
Vano il tentativo di presentare i Kurdi siriani come soggetti capaci di far quadrare il cerchio. Certo che combattessero l’Isis con coraggio ed efficacia non vi era alcun dubbio. Altrettanto vero che non erano immanicati con Assad. Ma mica potevano andare in giro per tutto il paese a salvare capra e cavoli lasciando che gli integralisti gli bruciassero la casa.
Così fu che nel 2015 arrivò Putin: chiaro il suo collocarsi contro l’Isis per cui lo dovevi ringraziare, ma chiaro anche che costituiva un alleato per Assad e i suoi amici iraniani, per cui non lo potevi considerare un amico.
Gli abitanti di Aleppo, aspettando che le cose si chiarissero, continuavano a morire sotto le bombe, lanciate da una parte e dall’altra, poco importa che fossero civili e che tra loro in gran numero ci fossero donne e bambini, infermi ospedalizzati, perché tanto anche gli ospedali crollavano sotto le bombe.
Oltre 40mila morti in quattro anni.
Certo può apparire grottesco che si scandalizzi per i morti civili di oggi un governo che negli anni 40 ha liquefatto 200mila persone in un paio di operazioni aeree su Hiroshima e Nagasaki e che ha scaricato sulle città italiane e tedesche un carico di morte da 1000 vittime al giorno: ma non c’è neppure il tempo per scandalizzarsi, tanto i massacri si susseguono senza lasciarti il tempo di piangere. L’ultimo: 55 i civili, inclusi 8 bambini, uccisi nelle ultime 24 ore dai bombardamenti aerei nella zona orientale. Oppure, come denuncia Damasco,le salve di mortaio che hanno colpito la scuola al Furqan nella zona occidentale sotto il controllo dei governativi. Sette gli scolari uccisi, morta anche una maestra. Altri 19 bambini “feriti gravemente”.
Novità sul fronte della politica, capaci soprattutto di ingarbugliare la matassa, come se fosse facile capirci qualcosa.
La Turchia di Erdogan si sposta verso la Russia, scarica l’Isis, ma chiede di potere intervenire contro i Kurdi, ammorbidisce i toni contro Assad, ma tiene duro contro i suoi alleati Hezbollah.
Si guarda alle novità di oltre Oceano, ma gli enigmi restano: Trump pare riconciliarsi con Putin che nel frattempo non sfonda ad Aleppo e teme le tregue umanitarie come occasione dei nemici di Assad per riorganizzarsi. E poi Trump e gli Usa fino a che punto possono stare con Assad, se nel frattempo aiutano i Sunniti di Ryad a bombardare gli Sciiti dello Yemen?
Contraddizioni o vera e propria schizofrenia? Questa volta vediamo in circolazione, dalle parti di Washington, amici della Russia, alleata degli Sciiti amici di Assad, ma feroci nemici degli Sciiti di Teheran, tanto da accusare Obama di mollezza nei loro confronti.
Ad aggiungere benzina sul fuoco lo svilupparsi del conflitto, anche lì tuttora irrisolto, attorno a Mosul in Iraq. Stessi giri di valzer. Lì mancano i Russi ma tra gli alleati del fronte anti Isis fatichi a trovare un’alleanza che abbia un filo logico.
Usa che cercano di consolidare le simpatie tra governo iraqeno e Kurdi iraqeni, inserendovi il sostegno dei Turchi.Turchi anti Kurdi turchi (così come anti Kurdi siriani), un po’ meno nemici dei Kurdi iraqeni. Il tutto in opposizione frontale agli Sciiti iraniani.
Riflessi iraqeni su Aleppo e sulla Siria: ma ha ancora senso parlare di Siria e di Iraq? in quel calderone di sabbia e di sangue esce fuori il termine Siraq, parola dai colori indistinti, che indica gli orizzonti sconfinati dell’orrore.
Un video della Associated Press mostra le drammatiche sequenze del bombardamento dell’ospedale pediatrico di Aleppo est, venerdì scorso.
Nella sala d’attesa passa una infermiera con un camice blu. Poi una nuvola di polvere densa mostra l’ospedale dall’esterno intatto. Poi una violenta esplosione e le fiamme ‘bucano’ l’obiettivo.
Poco importa il colore di quelle bombe. Significano che ancora una volta si colpisce qualcuno da parte di qualcun altro che potrebbe essere il nemico del suo alleato.
Negli alti cieli della geopolitica una risposta di cui non è dato cogliere il senso