DI SILVIA GARAMBOIS
SILVIA GARAMBOIS
– Quest’anno la giornata internazionale contro la violenza sulle donne ritorna ad essere un appuntamento nazionale, e il passa-parola dilaga ormai da settimane. Il logo è una matrioska con una bambola spezzata. Appello a ritrovarsi a Roma sabato 26 novembre
“Se non hai lavoro o se ce l’hai ogni tanto o se sei stufa di dover sempre dimostrare di più per avere sempre di meno o se hai rotto il tetto di cristallo e ti vogliono far raccogliere i cocci… Se pensi che ogni donna può avere posizioni politiche diverse ma che niente deve dividerci di fronte alla nostra libertà e dignità…”: sono le parole di un appello per scendere in piazza insieme contro la violenza sulle donne, ma suonano con il ritmo del rap. È una lettera delle donne alle donne per ritrovarsi tutte insieme a Roma il 26 novembre e l’hanno firmata decine di donne famose (da Susanna Camusso a Chiara Saraceno, da Lorenza Carlassare a Dacia Maraini), ma soprattutto l’hanno condivisa migliaia di donne di tutta Italia.
Quest’anno la giornata internazionale contro la violenza sulle donne ritorna ad essere un appuntamento nazionale, e il passa-parola dilaga ormai da settimane: ma #NonUnaDiMeno – il “grido” della giornata, mentre il logo è una matrioska con una bambola spezzata – in realtà è già in piazza, flash mob, spettacoli, manifestazioni diffuse, da Sassari a Ravenna, perché “la violenza condannata a parole viene poi tollerata nei fatti”.
Non passa settimana, non passa giorno, che le cronache non riportino notizie di violenza estrema di mariti, fidanzati, ex, contro le loro compagne. Eppure la violenza contro le donne è anche qualcosa di più: “Se ti senti addosso quel dolore speciale quando una donna viene uccisa o picchiata o maltrattata o stuprata… Se ti riempi di rabbia quando scopri che i ginecologi del tuo ospedale sono tutti obiettori… Se ti viene da ridere quando ti dicono che devi fare più figli…”.
Ci sono tanti altri “se” da aggiungere: se lo Stato non garantisce i finanziamenti di legge ai centri anti-violenza, se non ci sono i servizi essenziali per aiutare il lavoro di cura per i bimbi e per gli anziani, se nelle scuole non si insegna il rispetto, se i giornali continuano a parlare di “amore” quando un uomo aggredisce la sua compagna…
Soprattutto: se le donne dicono “Basta!”.