DI ELIO LANNUTTI
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Che Magalli non intendesse offendere è vero e non ho mai pensato che volesse farlo; la sua sorpresa che si sia pensato il contrario è comprensibile. Conoscendolo, la sua battuta voleva essere paradossale, esasperando un luogo comune. Il guaio è che Magalli non comprenda che proprio questo disturba e offende.
E il suo modo di scusarsi a metà, conferma una cosa che fa torto alla sua intelligenza e alle persone che si sono risentite della sua uscita. Quello che non si sopporta più è proprio la normalità del ricorso al pregiudizio; la cui inesausta riproposizione, nelle forme più facilmente recepibili (la battuta, la chiacchiera da bar, l’ammiccamento) rafforza e radica, rendendolo “ovvio”, “risaputo”.
Riascoltate la frase, dice lui. Fatto; più volte. A voler essere pignoli, la cosa che ha infastidito è stata la ripetizione: fatta la battuta sui calabresi scippatori, all’obiezione giuntagli da chi mirava a stemperare la cosa, lui ha replicato caricando la dose. Il carattere…
E, vedi, caro Magalli, anche il paternalismo, la degnazione un po’ scocciata «Mi sono risolto a…» è seccante. Non ti va di farlo? Non lo fare. Se ritieni di non aver nulla di cui scusarti, perché ricorri alla mezza misura che ribalta la cosa buttandola sulla permalosità di chi non aveva ragione di sentirsi offeso, si è offeso e ti costringe a scuse di cui non sei convinto, ma che (mal)presenti, solo perché “la facciano finita”?
La sorpresa e l’amarezza per l’inattesa reazione ti stanno giocando un brutto scherzo, inducendoti a una risposta non tua, non intelligente. Invece di replicare sull’onda del risentimento, uno con la tua preparazione e sveglio, avrebbe dovuto chiedersi: «Ehi, cosa sta succedendo? Cosa è cambiato?».
Avresti potuto giungere alla conclusione cui sono arrivato io: non pretendo che sia il verbo; però, ho idea che un Magalli non stizzito e più riflessivo l’avrebbe compreso subito.
Tu hai ragione e gli altri non hanno torto. Mi spiego: battute come la tua (che non fanno più ridere, credimi) sono la norma. Si fanno da sempre, e persino senza voler essere spiritosi (pensa a Massimo Giletti che tiene bordone all’ex sottosegretario Crosetto che dice, sul serio e di domenica pomeriggio all’Arena anti-terronica, che lui in Calabria non ci mette piede, per il rischio di dover stringere la mano a chissà chi. Ed era nel partito fondato da Dell’Utri, in galera per mafia, e al governo con Cosentino, condannato per camorra, per tacer di altri).
Quindi è onesta e vera la tua sorpresa su: ma davvero pensate che volessi offendere? In più, a volerla buttare su come sono, non solo “i calabresi”, ma pure “i romani”: a Roma, ci sono frasi fantastiche che spezzano ogni discorso. Ti rompono un braccio, ti prendono a schiaffi, te ne dicono di tutti i colori e quando accenni a replicare a tono, ti smontano con: «Aho, e sto a scherza’!».
L’avessi detta così, alla Magalli, saresti stato più vero e credibile del Magalli che tenta di scusarsi controvoglia e finisce per accusare di essere troppo permaloso chi dovrebbe scusarlo.
È vero: permalosi. E sai perché? Ci siamo rotti: o sul serio, alla Giletti-Crosetto, più il resto del mondo, o per scherzo, sempre la stessa cosa. Ecchepalle! Ma ci potrebbe pure stare, se insieme a questo, ci fosse altro. Invece no, come più volte ricordo, la comunicazione nazionale, alla televisione di Stato (e la carta stampata, a partire dai maggiori quotidiani, non è da meno), negli ultimi 30 anni, ha dedicato al Sud, e peggio ancora alla Calabria, appena il 9 per cento dei titoli del Tg e quel 9 per cento è quasi solo cronaca nera (93 per cento), come mostra la ricerca condotta dall’università del Salento.
La rappresentazione del meridionale quale delinquente è l’unico messaggio proposto dalla Tv di Stato, salvo minuzzaglie. E su questo sono costruite politiche economiche (non bisogna fare le ferrovie al Sud, perché i soldi andrebbero alla mafia. Al Nord, invece, vanno ai mafiosi e ai loro amici, Expo docet, e Tav pure, e il resto anche).
E, insomma, la gente si è stufata; ha capito che questi meccanismi sono armi di una politica discriminatoria, solo a certi livelli consapevole, che dura da un secolo e mezzo. Una volta che l’hai capito, ti dà fastidio anche il solo accenno e non stai più a distinguere fra i Calderoli, i Renzi, i Giletti, i Salvini, i Paragone, i Galli della Loggia, i Parenzo, eccetera. Appena toccano il tasto del pregiudizio, chiunque sia, e anche se con l’intento di riderne (ma, credimi: non ti è riuscita), caro Magalli, la cosa viene presa con lo spirito di tolleranza di chi ha dovuto tollerare fin troppo, e ora non è disposto a tollerare più niente.
Quindi, la tua battuta malriuscita, in altri momenti, sarebbe passata con un’alzata di spalle, ora non passa più niente. E te ne sei accorto pure tu, ma non hai capito sino a che punto, se le scuse sono quelle. Non dico peggio la toppa del buco, ma ci sei andato vicino. Hai doti e saperi per capire questa cosa e le sue ragioni. Riflettici, perché è una cosa molto più profonda e seria di una battuta riuscita male e una reazione che ti appare spropositata.
È finito un tempo…
Pino Aprile