DI GERARDO D’AMICO
GERARDO D'AMICO
Sono tante e spesso pesanti, addirittura possono essere drammatiche le conseguenze di quello che facciamo, o decidiamo di non fare.
I neri, i latini, che non sono andati a votare negli USA hanno permesso l’elezione di un personaggio che ora sarà anche il loro presidente, che ha già nominato Ministro della giustizia un altro personaggio pari suo, razzista e sessista, per cui la vera priorità sarà di buttare fuori dal Paese chiunque non sia in regola, anche se integrato, anche se ci vive da una vita. Che è contro i matrimoni gay e l’aborto, così ce n’è pure per i liberal che hanno votato lo sconosciuto terzo candidato, di cui il mondo non sa neppure il nome, o che non sono andati a votare perché era meglio Bernie.
E cambierà parecchio, con l’eliminazione dell’Obama Care, anche per quella classe media che ha votato Trump al grido di “l’America di nuovo grande” e si ritroverà spedita a combattere qualche altra guerra in giro per il mondo, che le armi che Il nuovo presidente vuole implementare da qualche parte devono pur essere usate. E si ritroveranno, quelli che rimproveravano Obama per stipendi che non sono aumentati scordandosi che c’è negli Usa la disoccupazione al 5% ( che noi ce la sogniamo), si ritroveranno con qualche spicciolo di tasse tagliate ma meno servizi, visto che il presidente anti sistema ed anti politico quello che vuole fare è ridurre ancor di più le bassissime tasse sulle imprese: quelle sì, che ci guadagneranno.
E così, anche da noi, bisogna pensarci bene, a non andare a votare al referendum, o a respingere la riforma. Le conseguenze di quello che facciamo pesano su tutti gli altri, e chissà per quanto.
Leggiamo nel merito la riforma, facciamoci una nostra idea, evitiamo di buttare a mare una grande occasione di cui si parla da più di trenta anni, e se chi oggi invita a votare no mai ha realizzato qualcosa, in tal senso, un motivo ci sarà.
Gente che vuole perpetuare il proprio potere cresciuto tra le pieghe e forzando una strutturazione nata all’indomani della guerra e del fascismo, non ipergarantista, non a sovranità popolare, ma fatta in modo da andare tanto lenti da poter subire ricatti e condizionamenti.
Qui non sono in gioco le libertà personali, garantite dalla prima parte della Costituzione e non toccate: è in gioco il numero dei nostri politici, il loro ruolo, i loro soldi, la possibilità che finalmente ci si assuma le proprie responsabilità senza scaricare sulle istituzioni bloccate la propria inettitudine. L’eliminazione di enti inutili come le Province o il CNEL, la possibilità di avere finalmente una Sanitá uguale per tutti, in ogni regione d’Italia.
Io andrò a votare e voterò SI, perché so che le conseguenze della mia decisione sono importanti, e lo farò anche per chi a votare non ci andrà o deciderà di respingere questa riforma, condannando il Paese a restare prigioniero della sua storia e dei suoi saprofiti.

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