DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Quarta candidatura alla Cancelleria di Angela Merkel in carica dal 25 novembre 2005 che potrebbe, in caso di vittoria alle elezioni federali del settembre 2017, sorpassare Adolf Hitler (1933-1945) e Konrad Adenauer (1949-1963) e addirittura eguagliare Helmut Kohl (1982-1998) nella durata. Irraggiungibile Otto Von Bismarck (1871-1890).
Un concetto basilare della psicologia afferma che dietro l’enunciazione da parte di una persona di un leit-motiv a go go, ossia ripetuto in continuazione, si nasconde probabilmente una paura inconfessabile. Un assunto metodologico che si adatta perfettamente ad Angela Merkel. Negli ultimi anni è stata erroneamente paragonata a Margaret Thatcher. Una considerazione, anzi un’elucubrazione banale, inesatta, forse bizzarra ad eccezione di due dati similari. A parte il fatto di essere donna e leader di un partito di centro-destra, il resto si discosta totalmente dalla possibile comparazione. Figlia di un pastore protestante di Amburgo, Angela Merkel ha trascorso l’infanzia, l’adolescenza, la formazione accademica nel cosiddetto paradiso comunista di Honecker e compagni. Una Germania dell’Est contrassegnata da uno stato di estrema povertà frutto dell’autarchia propugnata dal regime di Pankow e soprattutto da uno spirito condiviso di rassegnazione al destino. Una vita che ha lasciato una traccia indelebile nell’anima di Angela Dorothea che si appella costantemente al rispetto dei parametri e alla politica di rigore economico affinchè il livello di benessere teutonico rimanga invariato. Gli idoli della Merkel non erano l’Ispettore Derrick e Franz Beckenbauer, bensì “Sandmannchen”, sabbiolino protagonista del celebre cartone animato della Ddr, e l’astronauta Sigmund Jahn, primo tedesco a viaggiare nel cosmo. Un timore che molti invece attribuiscono allo spauracchio della crisi finanziaria della Repubblica di Weimar che nell’immaginario collettivo rappresenta il volano dell’ascesa di Hitler. Un contesto generato dalla sconfitta della prima guerra mondiale, dagli instabili presupposti di fondazione dello stato repubblicano, dall’annosa questione del pagamento delle riparazioni, dalla conflittualità tra la socialdemocrazia e il massimalismo di sinistra, dal revanscismo nazionalista. Le riforme economiche intraprese da Schroeder tra il 2000 e il 2004 stravolsero in maniera radicale la configurazione economico-sociale della Germania provocando la caduta del cancelliere socialdemocratico. Le elezioni del 18 settembre 2005 decretarono per soli tre seggi la vittoria della Cdu sull’Spd. Un risultato importante in quanto nella storia tedesca dalla Prussia fino all’assetto federale del dopoguerra il partito primo per numero di scranni esprime il Cancelliere. Una denominazione particolare per indicare il capo del governo che in origine era appunto il funzionario che sistemava la cancelleria sullo scrittoio del sovrano prussiano. Ricordiamo che le riforme di Schroeder, in primis il famoso Harz IV (dal nome dell’ex manager della Volkswagen che le elaborò), hanno rilanciato l’economia tedesca. Gli influssi positivi sono ricaduti durante il mandato della Merkel poichè la macroeconomia prevede tempi lunghi. Una regola mutuata con molteplici casi analoghi. Le riforme di Reagan e della Thatcher hanno prodotto sviluppo e prosperità quando alla Casa Bianca e a Downing Street risiedevano Clinton e Blair. Lo storico americano Gore Vidal in un libro sul Presidente Kennedy sostiene che le nazioni nei momenti difficili devono avere dei leader coraggiosi e consapevoli ma non timorosi e complessati. Pensiamo a Churchill, De Gaulle, Mitterand, Thatcher, Reagan, al nostro De Gasperi. Purtroppo l’Europa di oggi è una passerella di comparse che si atteggiano a presunti leader che imprimono svolte politiche inesistenti sul piano pratico e declamate nella vetrina mediatica alla stregua di una campagna pubblicitaria per un prodotto commerciale.