DI VIRGINIA MURRU
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Il piano strategico di ristrutturazione aziendale alla Volkswagen sarà una ‘pillola amara’, così ha definito il drastico intervento di risanamento della casa automobilistica, Stephan Weil, Presidente della Bassa Sassonia.
In un tavolo comune, i vertici della Casa automobilistica e i rappresentanti sindacali, sono giunti ad un accordo per quel che riguarda gli esuberi dell’azienda di Wolfsburg, si tratta di un taglio consistente in termini di posti di lavoro: 30 mila sono previsti entro il 2021. Tutto questo a supporto dei nuovi obiettivi a marchio VW, che sta pensando di puntare, nei prossimi 5 anni, sull’auto elettrica, la guida autonoma e la mobilità digitale. I sindacati, nel Consiglio di Sorveglianza, occupano dieci posti su venti. Capo del Consiglio di fabbrica è Bern Hosterloh, che ha svolto un importante ruolo per il raggiungimento degli accordi.
Il tema della mobilità digitale è attualissimo ed è stato peraltro ampiamente trattato nel corso dell’ultimo G7 a Karuizawa, in Giappone (settembre scorso), con un gruppo di lavoro creato per dare risposte sulle smart road, l’efficienza dei sistemi stradali, considerati in un contesto di adeguamento agli standard internazionali.
La Vokswagen è una holding con ben 12 marchi, vi lavorano 624.000 persone, più di un terzo in Germania. L’azienda ha un passato glorioso, alcuni modelli hanno ottenuto il premio ‘auto dell’anno’. Nelle sue radici porta il segno di una storia meno gloriosa per i tedeschi, dato che la fabbrica è stata creata per volere di Hitler. Egli voleva un’auto di buone prestazioni, che potesse essere accessibile alle classi meno abbienti della Germania negli anni 30’: l’auto del popolo (Volks-wagen significa infatti in tedesco ‘auto del popolo’). Convertita alle esigenze belliche durante il secondo conflitto mondiale, negli anni cinquanta ha ripreso la produzione, attraverso una joint-venture anglo-tedesca. E da allora è partito lo sviluppo e la crescita.
La riduzione dell’organico, resa pubblica dal management tedesco negli ultimi giorni, porterà un risparmio annuo di 3,7 mild di euro; l’intervento è stato definito “Patto per il futuro”. Per il momento, entrambe le parti (vertici aziendali e sindacati) sembrano soddisfatte delle scelte, indispensabili per affrontare con maggiore garanzia le nuove sfide del mercato automobilistico globale. Con gli investimenti destinati all’elettromobilità, il rientro in termini di profitto e aumento dell’occupazione sarà notevole. Il piano stima che saranno creati 9 mila nuovi posti di lavoro, tra gli impianti di Wolfsburg e Zwickau, aumenterà anche il margine operativo che salirà entro il 2020 del 4%.
Crescono gli obiettivi sul fatturato, e gli utili del terzo trimestre dell’anno in corso volano a 2,3 mld di euro. Lo scandalo ‘dieselgate’, ha certamente causato danni all’azienda, ma si sta riscontrando anche un notevole incremento nelle vendite. Ad ottobre (2016), in Italia, è stato di ben +18,73%, con un totale annuo di +16,85%. Risultati inversamente proporzionali alla logica: lo scandalo, anziché determinare disaffezione e diffidenza nei clienti, ha incentivato la fiducia. I paradossi del mercato, è il caso di dirlo. Bisognerebbe auspicare scandali per portare movimenti positivi nelle vendite?
Rilevanti gli investimenti per la ristrutturazione dei siti tedeschi, ammonterebbero a 3,5 mld di euro.
Il Ceo dell’azienda, Matthias Mueller, confida nell’efficacia di questa ‘terapia intensiva’, alla quale è stata sottoposta la VW, per superare tutte le conseguenze derivate dal ‘dieselgate’, cominciata con un’inchiesta negli USA nel 2015. Le Emissioni di ossido di azoto sui motori diesel del gruppo automobilistico tedesco, sono state il fattore scatenante. Lo scorso settembre la US Environmental Protection Agency, portava allo scoperto l’uso di un ‘defeat device’ nei motori diesel VW, in grado di farla franca con i sistemi di controllo. Le auto della Volkswagen furono prese di mira perché le emissioni erano superiori di gran lunga agli standard ammessi dai regolamenti federali, ma ‘grazie’ al ‘defeat device’, ossia ad un dispositivo software che riconosceva quando le auto erano sottoposte a test, passavano sempre la prova indenni.
Le autorità americane sono giunte a questa conclusione per via delle differenze tra i test di laboratorio e le normali prestazioni dell’auto su strada. Confermate anche da ICCT (International COuncil on Clean Trasnportation). A distanza di circa 6 mesi dal clamoroso scandalo, il Dipartimento di Giustizia americano e la Volkswagen, sono pervenuti ad una risoluzione che avrà un costo enorme per i furbi della casa automobilistica, ossia 14,7 mld di dollari. Con tutte le conseguenze e i riflessi del caso. E così, con la Deutsche Bank possono darsi la mano, visto che il colosso bancario tedesco sta affrontando una tempesta simile, per la questione dei mutui subprime.
L’esigenza di un adeguamento e revisione dei piani industriali della VW, si è avvertita proprio in seguito agli effetti dello scandalo sulle emissioni. I costi che ha comportato hanno costretto il board dell’azienda ad affrontare nuove misure per non perdere la competitività sul mercato. Dei 30 mila esuberi rilevati, 23 mila riguardano gli stabilimenti della Germania, alcune migliaia negli Stati Uniti, il resto in altri paesi. Il piano prevede anche un aumento degli investimenti volti a migliorare la produttività del 25%. L’azienda si è impegnata con i sindacati a non procedere con licenziamenti forzati, rendendo la manovra più ‘soft’ mediante il ricorso ai prepensionamenti e alle uscite volontarie progressive. Secondo il Ceo M. Mueller, ‘è il più grande piano di riforma nella storia della Volkswagen’.
I dettagli sul piano strategico di ristrutturazione aziendale sono stati precisati  nella Conferenza stampa tenutasi venerdì 18 novembre, come già aveva annunciato l’Agenzia Reuters. E’ stato il quotidiano Handlsblatt, ad anticipare l’annuncio delle prime misure degli interventi, mentre nel corso della Conferenza Stampa tenutasi a Wolsfburg, sono stati il Presidente del Marchio VW, Herbert Diess, coinvolto nella valanga dieselgate, e il Ceo Matthias Mueller, a spiegare nei dettagli le coordinate del piano.
“Il mercato dell’auto è alla vigilia di una profonda trasformazione – ha detto Diess -. Tutti dovranno ristrutturare, ma noi lo facciamo in anticipo”.
In data di ieri era prevista la riunione del Consiglio di Sorveglianza. In un momento delicato in cui è finito sotto inchiesta proprio il Presidente del Consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Poetsch, sempre per lo scandalo relativo alla presunta manipolazione del mercato (sulle emissioni diesel..), che ha causato il terremoto alla VW.
Anche questa notizia è stata riferita da Reuters. Nel mirino della Procura di Braunschweig, in Sassonia, c’è già Martin Winterkorn, ex Amministratore Delegato della casa automobilistica, dimessosi nel 2015 perché travolto dallo scandalo. Insieme a Diess, Presidente del marchio, risultano indagati per non avere informato tempestivamente gli investitori sulle conseguenze finanziarie del dieselgate. La Procura ha puntato l’indice contro la manipolazione dei titoli del gruppo, in seguito alla richiesta presentata dalla Consob tedesca: la Bafin.
Un duro colpo per la Casa automobilistica, che da due decenni non conosceva crisi. In un comunicato diffuso alla fine di settembre del 2015, l’azienda spiegava che si era reso necessario l’accantonamento di 6,5 mld di euro, da contabilizzare nel terzo trimestre, per affrontare le difficoltà dello scandalo che era esploso con una virulenza veramente seria. La somma annunciata è poi passata a oltre 16 miliardi, per tutto il 2015, determinando quindi uno stato di crisi, dopo un lungo trend positivo. In crisi anche lo staff dirigenziale, e la stessa governance della CW.
La Procura insiste sul fatto che c’era una visione abbastanza chiara sulle previsioni riguardanti le perdite finanziarie, e pertanto sarebbe stato giusto avvisare prima gli investitori sul nuovo panorama che si stava delineando in ambito finanziario.
Tutto questo è agli atti del tribunale di Braunschweig, sul quale ricade l’onere di accertare la consistenza dei sospetti. Da quando è emerso lo scandalo, la casa automobilistica tedesca ha collezionato tante, troppe cause legali, si pensa che siano ormai centinaia, e sempre per le medesime ragioni. Ma quando si hanno radici solide nel mercato dell’auto, e i risultati vanno in direzione contraria agli effetti che dovrebbero causare nelle vendite, nessun turbine riesce ad avere ragione dell’azienda, alla Volkswagen il ‘male’ è destinato ad andare in remissione nel volgere di pochi anni.