DI FABIO BALDASSARRI
FABIO BALDASSARRI
Renzi domani sarà a Piombino, in una città che sta ancora subendo pesantemente la crisi dell’industria siderurgica, ma non verrà per parlare di questo. La sua sarà una “toccata e fuga” in vista del referendum del 4 dicembre.  Arriverà alle 13,30 (quando i lavoratori del turno di notte dormono, quelli del primo turno sono al lavoro e quelli del secondo turno entrano dalle portinerie). Forse conta sulla presenza dei cassintegrati, dei prepensionati e dei pensionati, dei disoccupati giovani e anziani, professionalizzati o meno.
In altro momento sarei andato a sentirlo, ma stavolta non ci andrò perché non ho interesse per uno che ha detto “#Enrico stai sereno” e poi l’ha silurato, che governa con Alfano (un destro della nuova specie come la Lorenzin, i Lupi e i Formigoni), che ha promosso il patto del Nazareno ma, dopo, l’ha scantonato (…e meno male) sulla questione del Capo dello Stato. Ciononostante, infine, la riforma della Costituzione l’ha tirata su con Verdini, che di quel patto è stato mallevadore, e l’ha votata con forzitalioti come Bondi, Repetto, Barani e D’Alia (più altri voltagabbana di complemento).
Non ho interesse per uno che sussurra  “cambierò l’Italicum” (quella che considerava un’ottima legge) e, al dunque, rimanda ogni atto formale a dopo il referendum (ma chi si fida), e in più dichiara di trovarsi meglio con Marchionne che con i sindacati. Non andrò, voglio dire, a sentire uno che si lamenta della lentezza nelle procedure parlamentari dopodichè, in quattro e quattr’otto (come la Fornero sulle pensioni), modifica lo Statuto dei lavoratori con il jobs act e introduce la vergogna dei voucher.
Qualcosa di buono, mi chiederete, l’avrà fatta. Sì, la legge sulle unioni civili. Ma non basta per dire che di uno come ‘lui’ ci si può fidare. Anzi: c’è qualcosa di temibile dacché ha affermato che chi vota NO al referendum (dopo aver ammesso di essersi sbagliato trasformandolo in plebiscito) anziché portatore legittimo di visioni anche molto diverse (come è normale quando ci si oppone a una legge che il governo rivendica come sua) lo fa perché ce l’ha con ‘lui’ personalmente e per questo costituisce “un’accozzaglia” mentre, al contrario, “un’accozzaglia” non sarebbe l’insieme dei soggetti con cui ‘lui’ ha concordato e approvato la riforma.
Con l’occasione sconsiglierei anche manifestazioni di dissenso (attenzione alle provocazioni di cui sempre più spesso si sente parlare), ma se potessi, pur sapendo che non è possibile perché c’è ancora chi in buona fede lo segue, quando domani sarà a Piombino lascerei che si ritrovasse nella più completa solitudine. Così, forse, uscirebbe dalla bolla di parole che lo avvolge e capirebbe come stanno le cose dalle parti di chi veramente non ne può più.