DI CHIARA FARIGU

CHIARA FARIGU

Avevo compiuto 20 anni da qualche mese quando nacque il 1°figlio. Un figlio voluto, che completava e rendeva più solido il legame di giovane coppia quali eravamo io e mio marito. Quelle della mia generazione si sposavano presto. A 25 anni, chi non lo era, entrava di fatto nel novero delle “zitelle“. Oggi questo vocabolo è sconosciuto ai più. Single fa più figo, soprattutto perché viene inteso come una conquista e non come “stato” com’era un tempo. E per giunta alquanto “chiacchierato”. Soprattutto nei piccoli paesi e se questi erano del meridione o delle isole, apriti cielo. Se mi volto indietro vedo una ragazzina nell’aspetto e nei modi, ma di certo una donna fatta che sapeva prendersi cura della casa e , nel giro di poche settimane, anche della sua creatura. Tutto questo senza alcuna “preparazione” specifica di sorta. D’altronde ero una studentessa e la mia era piuttosto un’ esperienza “visiva”, carpita dall’esempio materno e da tutto l’entourage familiare. Ma che al momento giusto è tornata utile e naturale come se l’avessi sempre praticata. Si cresceva con l’esempio. Si educava coi fatti, non con le parole. Il dialogo era poco o nullo e certi “temi” non venivano mai neanche sfiorati. Figurarsi a parlare di sesso con la propria madre o di come evitare di restare incinte. Tabù. Si dava per scontato che una ragazza perbene restasse illibata sino al matrimonio. Quindi a che serviva parlarne? Neanche loro che sfornavano figli uno dietro l’altro conoscevano metodi per evitare gravidanze indesiderate. E poi non dimentichiamo i condizionamenti religiosi: ogni figlio è un dono di Dio, o i detti popolari “dove mangiano in tre, mangiano in quattro” e via di seguito. Ciò non vuol dire che anche allora non si “sperimentasse” prima del tempo. E farla franca coi propri genitori era una tentazione appetibile. La curiosità dell’amore fisico è una costante che non conosce tempi, oggi come ieri. Come l’innamoramento, la 1^ cotta, il 1° bacio. E quando si “inciampava” si correva ai ripari. Con tutti i rischi e pericoli del caso. Poteva finire nel migliore dei modi, col matrimonio che “aggiustava” tutto o, nel peggiore, con la ragazza a vivere da sola nella “vergogna” e nel disonore. C’è tutta una letteratura a riguardo. Scritta e orale. Basta parlare con le nostre nonne, miniere di racconti anche “piccanti”, oggi loquaci, ma ieri chiuse a riccio.
L’informazione, come la intendiamo oggi, non esisteva. C’era il passaparola. Dalle amiche più grandi, dalle sorelle maggiori o le campagne di scuola.
Oggi è differente. L’informazione è ad ogni angolo, ogni via, ogni piazza. Anche troppa. Il più delle volte è così invadente che ti confonde. Anzi ti violenta. E anche se il dialogo è più presente di prima e tutti i tabù sono caduti, i giovani di oggi sono più soli di come lo eravamo noi.
Manca quell’esempio, che per noi è stato fonte di vita. E’ caduto coi tabù, coi valori, con le regole non scritte che dettavano la morale da seguire. In nome di un modernismo sono state buttate alle ortiche. Perchè vetuste, quindi inutili. I genitori si sono diventati “amici” e non più i punti di riferimento da cui attingere insegnamenti di vita. Infranti tutti i tabù. A cominciare dal sesso che si sperimenta sempre prima, a 12, 13 anni, qualche volta anche prima. E prima ci si libera di certi fardelli, meglio è.
Poi può succedere di diventare “madri” quando si è ancora bambine, come è successo alla ragazzina di  Bari … e tutti a chiedersi perchè. Già, perchè?madre