DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

Il No ha di per se un potenziale valore di progresso, non di conservazione o di regresso. Ha, come sostiene Massimo D’Alema, un valore creativo: nel 1953 il No alla “legge truffa” spianò la strada al centro-sinistra del ’62. La “legge truffa”, imposta al Parlamento dal Governo “centrista” del Dc Alcide De Gasperi e approvata con il voto di fiducia della sola maggioranza, modificò la “legge proporzionale pura” del 1946 mettendo un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato la metà (50,01%) dei voti validi. L’anno successivo nel luglio 1954 fu abrogata dal Governo di centro presieduto dal Dc Mario Scelba, in quanto alle elezioni politiche di giugno ’53 le forze “di centro” apparentate, tranne Psi e Pci, ottennero il 49,8% dei voti e per circa 54.000 voti il meccanismo previsto dalla legge non scattò. De Gasperi si dimise da Presidente del Consiglio e poi da segretario politico della Dc. Il No dunque ha il buon sapore della ribellione nel segno del progresso e non della conservazione come si ripetè nel 1974 con la grande vittoria laica al referendum sull’abrogazione della “Legge Fortuna-Baslini” che introdusse il divorzio e poi ancora nel 1981 per la legge 194, recante “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. E, per l’imminente referendum del 4 dicembre sulla revisione, riforma è una parola molto nobile e grande, costituzionale di governo sbagliata e confusa, chiosa D’Alema, il No mantiene intatto il suo intrinseco valore creativo, progressista e niente affatto di conservazione o regressione. Non ci sarà, con e per la vittoria del No, nessun salto nel vuoto né alcuna catastrofe, anzi è con e per la vittoria del Sì che può esserci la tentazione di una spallata per andare alle elezioni anticipate: noi non vogliamo e non siamo per l’instabilità, aggiunge l’ex-Premier con le sensibili orecchie attente alle Cassandre del Sì che, prevedendo mala tempora currunt, intossicano la campagna elettorale con pressioni e con paure: instabilità del Governo, tracolli finanziari, spread fuori controllo, se vince il No. Abbiamo una ricchezza straordinaria di argomenti: è la vittoria del No che darà stabilità al Governo e Renzi non sarà affatto obbligato a dare le dimissioni che nessuno gli ha chiesto e gli chiede: semmai dovesse farlo, il Presidente della Repubblica in poco tempo saprà trovare una personalità di livello cui dare l’incarico di formare un nuovo Governo per fare la obbligatoria, nuova legge elettorale. Il No di Massimo alla pessima revisione costituzionale di governo, divenuta un plebiscito a cui si risponde sempre No, risuona forte in ogni angolo del Paese. “Ci sono, non sono affatto scomparso e da libero cittadino di un Paese democratico dico la chiaramente la mia opinione, senza insultare nessuno”, puntualizza D’Alema. Sarà per questa sua libertà di critica, sarà per la sua storia, sarà per il coraggio, che un suo vicino “compagno” di un tempo, Peppino Caldarola lo ha invitato a fare pace con Renzi! Ma lui il lider Maximo va dritto per la sua strada, togliendosi un ultimo sassolino. C’è da darsi da fare ancora, da convincere indecisi e chi pende per il Sì, non è il momento di disarmare nè di brindare per i sondaggi: la vittoria del No può sanare la rottura sentimentale con milioni di persone che hanno abbandonato il Pd e può esser l’occasione per costruire un nuovo centro-sinistra, dice alla numerosa platea accorsa a sentirlo al Teatro Sa Genesio nel suo quartiere di Prati a Roma per la presentazione del libro di Salvatore Settis, “Costituzione! Perchè attuarla è meglio che cambiarla”.