DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Nella politica italiana il legame tra Matteo Renzi e Angelino Alfano è diventato un matrimonio indissolubile. Cominciato sotto forma di unione politica, si è trasformato paradossalmente in una condivisione parallela di responsabilità che ha oltrepassato ogni barriera ideologica preesistente. L’uomo di Agrigento ha rinnegato Berlusconi, ha abbandonato al suo destino Enrico Letta, ha supinamente accettato il ribaltone del febbraio 2014, ha rinunciato all’innovativo progetto di un centrodestra sul modello europeo, entrando immediatamente in sintonia con l’ex sindaco di Firenze. Nel dicembre 2013 Alfano aveva determinato il cambiamento nel versante moderato attraverso la fondazione del Nuovo Centrodestra che aveva raccolto l’adesione dei tanti italiani che erano stati costretti a votare Berlusconi esclusivamente in quanto non erano di sinistra. Dopotutto De Gasperi affermò che l’Italia esprime da sempre un corpo elettorale che tende al centro. Un popolo che ha costantemente bisogno di politici rassicuranti. Un particolare che spiega le due vittorie di Prodi su Berlusconi e l’iniziale clima di favore che aveva accolto la formazione dei governi tecnici di Dini e Monti. Come al casinò Alfano ha avuto paura di rilanciare, è uscito dal gioco, riconoscendo la superiorità del banco, ossia di Renzi. Dapprima una sinergia opportunistica, poi una comune visione del quadro generale, infine una sorta di collante inattaccabile. Un matrimonio che comprende anche amanti trasversali dai Verdini, ai Cuffaro che devono prendersi rivincite sul passato e dispongono di bacini di voti non trascurabili. La coppia di fatto Matteo-Angelino non teme separazioni, divorzi, aborti. Perchè una poltrona è per sempre. Al contrario l’amore infiamma, illude, svanisce.