CRISTINA PILOTO

CRISTINA PILOTO

Uno studio inglese dell’University college di Londra conferma che saltare la colazione e dormire ad orari irregolari sarebbe una delle maggiori cause dell’obesità infantile.
Per giungere a questa conclusione, pubblicata sulla rivista americana Paediatrics, sono stati esaminati i dati relativi ai bambini nati in 19.244 famiglie in tutto il Regno Unito, tra il settembre 2000 e il gennaio 2002. In particolare sia il loro peso sia la loro altezza sono stati registrati quando avevano 3, 5, 7 e 11 anni.
La prima colazione è uno dei pasti fondamentali perché, dopo le ore di digiuno notturno, l’organismo ha bisogno di energia per affrontare una nuova giornata. È quindi importante che sia ben bilanciata per evitare di commettere errori che possano compromettere la salute, ma anche il rendimento lavorativo, scolastico o sportivo. Infatti, se non si mangia si è più irritabili, svogliati e stanchi perché i livelli di zucchero nel sangue sono troppo bassi. L’ipoglicemia porta poi a mangiare, verso metà mattina, tutto quello che si trova sotto mano e non si tratta dei cibi giusti; spesso sono alimenti industriali già pronti pieni di zuccheri e grassi, indubbiamente pratici ma poco salutari.
Il primo studio che evidenzia che saltare la colazione possa rappresentare una falsa credenza per dimagrire risale al 1992: a parità di calorie ingerite nell’arco della giornata, è stata osservata una riduzione di peso nel gruppo di persone che facevano colazione rispetto a quelle che la saltavano. I ricercatori conclusero che consumare tale pasto contribuisce a ridurre gli attacchi di fame impulsivi nelle ore successive e a mantenere più elevato il metabolismo basale (cioè il consumo di energia a riposo). Nel 2008 questa osservazione è stata confermata da uno studio condotto su un gruppo di adolescenti. Altre ricerche hanno evidenziato che saltare la prima colazione porta a peggiorare il profilo lipidico e a un cattivo funzionamento dell’insulina. Tale malfunzionamento può causare squilibri ormonali e infiammazione cronica con un rischio maggiore di sviluppare diabete, patologie oncologiche e cardiovascolari.
Anche una quantità di sonno insufficiente può essere causa di aumento di grasso corporeo, portando l’orologio biologico a non funzionare più correttamente, con conseguente riduzione del livello di leptina, l’ormone in grado di stabilire quando siamo sazi, e al contrario aumento dei valori di grelina, l’ormone deputato a stimolare l’appetito. Tali effetti si verificano quando la durata del sonno è inferiore alle 8 ore. La relazione quindi, tra diminuzione del tempo dedicato a dormire, aumento di peso e rischio di diabete interessa le alterazioni nel metabolismo glicemico, l’aumento dell’appetito e la diminuzione del consumo energetico. Brevi periodi di riposo notturno infatti sono associati ad una diminuzione della tolleranza al glucosio (con aumento del rischio di diabete di tipo 2) e ad un aumento dei livelli ematici di cortisolo (maggiore probabilità di aumentare l’indice di massa corporea). Dedicare poco tempo al sonno inoltre, permette di avere a disposizione più tempo per mangiare e bere, ci sono alcune ricerche che mostrano che questo è uno dei motivi per cui si considerano i ridotti periodi di riposo notturno dei fattori predisponenti per l’obesità.
Per tutte queste ragioni diventa fondamentale quindi, intervenire in maniera puntuale nei primi anni di vita, fornendo ai bambini uno stile di vita più sano che li aiuterà da adulti a rispettare delle regole precise e a rimanere in salute, riducendo al minimo lo sviluppo di patologie importanti quali l’obesità e la sindrome metabolica ad essa associata.