DI ANNA RITA NOCITI
Anna Rita Nociti
Al termine della seconda Guerra Mondiale (1945) la situazione dell’Italia non era migliore di quella degli altri Stati europei. Le abitazioni, le industrie avevano subito gravi danni e le condizioni di vita della popolazione erano difficili: fame, miseria e disoccupazione erano purtroppo la realtà di ogni giorno. In quel periodo l’Italia era divisa in due: nel Settentrione si sentiva vivamente la forte volontà di reagire, di cambiamento con vivissime aspettative, il cosiddetto Vento del Nord. Al Sud, invece, la società era rimasta ferma, immobile con le conseguenze che si possono naturalmente dedurre sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sanitario. Torniamo al nostro tempo. Nel XX secolo molte malattie infettive sono state sconfitte grazie alla scoperta degli antibiotici e lo sviluppo dei vaccini, naturalmente anche dal miglioramento delle condizioni di vita non solo nell’ambito economico ma anche dell’igiene. Certo, sono aumentate alcune malattie non infettive e il cancro, parallelamente la messa a punto di terapie efficaci e mirate, contro tali patologie è andata sviluppandosi, così come ricerche e scoperte di malattie a trasmissione ereditaria rese individuabili in tempi precoci. Alla maniera del Giano bifronte, il XX secolo vaticinato come il secolo della scienza trionfante e luminosa, ha anche rilevato la disparità tra l’Italia del Nord e l’Italia del Sud. Il Sud fa ritorno ai lontani tempi del dopoguerra prima brevemente descritti. Se si considera il Meridione come una nazione dell’Europa, sarebbe la nazione più povera. Questa è una delle ragioni per cui la salute è peggiore rispetto agli abitanti che vivono nel Nord d’Italia. Il resoconto ad esempio dell’età pediatrica dall’Istituto di Ricerche “Mario Negri” di Milano ha evidenziato che in alcune regioni del Sud i tassi di mortalità infantile (neonati che muoiono rispetto al numero dei nati) nel primo mese di vita sono quattro volte maggiori che al Nord, riconducibile purtroppo, alla mancanza di strutture sanitarie adeguate, servizi e qualità dell’assistenza specialistica carente. Anche a livello di prevenzione dei bambini del Sud sono svantaggiati. Ad esempio le coperture di vaccinazione sono solo del 54% nel meridione contro 89% del Nord- Italia. Gli italiani del Sud non sono uguali a quelli del Nord, come se fossero figli di un Dio Minore o di serie B e siamo ridotti a dire, che la loro speranza di vita è ritornata al passato dell’immediato dopoguerra. La Campania e la Sicilia sono tra le peggiori in assoluto. E’ il frutto amaro del federalismo sanitario. Gli screening oncologici coprono la quasi totalità della popolazione del Nord-Italia, appena il 30% dei residenti in Calabria. Perché tutto questo? Al Sud non si fa prevenzione, non solo per motivi strutturali e carenze ma anche ed è ancora più grave, perché non c’è cultura nei confronti della stessa. Si vive in uno stato di omertà nei confronti delle malattie, essere malato di cancro è allo stesso modo interpretato come essere portatore di una malattia contagiosa, da tenere nascosta come la peste nera. Quasi ci si vergogna, la malattia vissuta come una punizione divina o come se Lui avesse deciso così, accettando supinamente. Riprendendo il discorso della situazione strutturale sanitaria in Italia e avendo dato il compito alle Regioni si sono creati ventuno sistemi diversi. Ci sono i virtuosi e quelli invece che hanno speso tutto e male non offrendo adeguati servizi sanitari ai cittadini delle proprie regioni. Aumento delle malattie inversamente proporzionale ai dati di spesa pubblica: più si è speso meno si è dato. La situazione potrebbe peggiorare se non passerà la modifica del Titolo V della Costituzione che consente allo Stato di intervenire quando le cose non vanno come devono, attraverso la clausola di salvaguardia che consentirebbe di ripristinare omogeneità di offerta e accessibilità ai servizi sanitari, colmando il divario tra domanda e offerta. Senza un intervento adeguato la situazione è destinata a peggiorare. La situazione di svantaggio tra Sud e Nord non riguarda solo gli anziani (presenza di limitazioni funzionali, patologie croniche o invalidità permanenti) ma anche i cittadini più giovani a partire già dai venticinque anni di età, non solo per le malattie tumorali ma anche, di natura psicologica e stato mentale, obesità con tutte le conseguenze aterosclerotiche e cardiovascolari che ne derivano. Nel Mezzogiorno si sta verificando un’epidemia nell’esposizione ai principali fattori di rischio per la salute e nell’inefficacia delle cure che possono prevenire la morte. Occorrono risposte adeguate sia nelle politiche economiche e sociali sia in quelle di sanità pubblica. Tutto questo per evitare le migrazioni nelle strutture ospedaliere del Nord che naturalmente offrono a livello strumentale, tecnologico e di diagnostica, livelli eccelsi, questo vale anche per la preparazione medica e paramedica. Cercare quindi di offrire nella propria regione ciò che non si ha o non funziona, evitare il pellegrinaggio della salute, le sofferenze e le difficoltà di questi migranti dell’Italia meridionale. I tagli alla Sanità inoltre fanno scendere l’aspettativa di vita degli italiani, peggiorando la situazione dell’Italia meridionale, classificando il Paese a essere il fanalino di coda della prevenzione nel mondo. Notevoli tagli alla Sanità che ha portato alla chiusura delle strutture ospedaliere invece di incrementare le stesse, migliorandole. Il quadro non è confortevole: aumentano i decessi, la spesa sanitaria è ridotta, l’aspettativa di vita degli italiani è diminuita. Lo stesso triangolo ippocratico: malato-medico-malattia, da dialogo umano e di comprensione, è diventato un dialogo fiscale. La malattia, la diagnosi, la cura non sono esaminate come passibili di cure clinico-mediche, ma come parametri finanziari. La salute designa un optimum cibernetico, oserei dire. La salute concepita come un equilibrio tra il macrosistema socio-ecologico e la popolazione dei suoi sottosistemi di tipo umano. L’uomo, il malato, il paziente si sottomette all’ottimizzazione rinnegando se stesso. La salute dell’Italia è una foto in bianco e nero dove però, il secondo ormai prevale sul primo. Scriverei una preghiera davanti a questo quadro di un’Italia a due colori: “Non lasciateci soccombere alla diagnosi ma liberateci dai mali della sanità”.