DI GIORGIO MAURI
giorgio mauri
Questa modifica alla costituzione ricalca la proposta di Violante per quanto riguarda il senato che non serve pressoché a nulla tranne dare qualche poltrona alla casta, quindi più potere alla cupola di ogni partito, ma introduce anche un controllo anti-democratico su tutto il sistema istituzionale, in maniera molto pericolosa per la libertà del popolo italiano, in quanto l’accentramento del potere a Roma, di per sé ostacolo alla libertà, si abbina pure all’accentramento nelle mani della direzione di un unico partito, esattamente come accadde con Mussolini.
Non è dato sapere se costui sarà Renzi piuttosto che Di Maio (o un altro ancora), quello che va evitato nella maniera più assoluta è che si avvalli un sistema con queste caratteristiche.
Per quanto riguarda l’accentramento è evidente che si tratta di un metodo sbagliato, perché se alcune regioni funzionano bene corro il rischio che mettendole insieme a quelle che non funzionano salti tutto. “Quando una cosa funziona non si tocca”, è un principio inviolabile per i tecnici informatici, ma evidentemente i politici hanno altri scopi.
Eppure il passato aveva dimostrato l’inadeguatezza delle soluzioni basate sul mettere insieme cose disomogenee. Molti anni fa per combattere la mafia qualcuno pensò di mandare al confino, in regioni in cui la mafia non c’era, i delinquenti, in maniera da isolarli e renderli inoffensivi. Il risultato è stato esattamente l’opposto, in quanto abbiamo assistito al contagio mafioso di tutte le regioni italiane, con le forme più gravi in quelle più ricche.
Non vorrei che l’operazione di smantellamento delle regioni virtuose fosse una manovra per mandare tutto a gambe all’aria e avere la scusa per smantellare il sistema sanitario nazionale.
No, non c’è proprio nulla di convincente in questa proposta di modifica alla costituzione.
Mi viene in mente Chomsky quando afferma che per privatizzare le aziende di stato il “potere” non fa altro che farle funzionare male, per avere poi l’evidenza che non ci sono altre soluzioni della svendita ai privati. Ricordo che in Francia l’industria automobilistica ha ancora partecipazione statale, in Italia, invece, non ci sono più aziende automobilistiche, ed hanno anche spostato la sede all’estero, mentre in passato avevano impedito che i concorrenti (FORD) potessero investire in nuovi stabilimenti sul nostro territorio, come invece hanno scelto di fare gli inglesi.