DI BARBARA PAVAROTTI
BARBARA PAVAROTTI
Davvero non si capisce perché tanta gente si vanti di non votare, persino al referendum. Il voto è la conquista politica per eccellenza, strettamente legato ai concetti di democrazia, sovranità popolare, cittadinanza. Per arrivare al suffragio universale c’è voluta tanta fatica, tante battaglie. In Italia lo abbiamo da appena 70 anni: perché prenderlo a calci ora?
Articolo 48 della Costituzione: “l’esercizio del voto è un dovere civico”. C’è scritto “dovere”. Perché tutti parlano di diritto esercitabile oppure no? Forse dovremmo rileggerla meglio questa Costituzione e prenderla più in considerazione. Invece si pensa solo a cambiarla, quando basterebbe applicarla. E forse stiamo andando alla deriva proprio perché ormai i doveri sono un concetto superato. Vige il piacere di fare come ci pare. A cominciare dalla nostra classe politica e amministratori vari, pubblici e privati, dove ne arrestano uno al giorno per corruzione, per aver infranto cioè i propri doveri. E invece li hanno e li abbiamo tutti noi cittadini dei doveri, a partire da quelli basilari: assistere i genitori anziani, aiutare chi soffre. La civiltà del piacere finisce male. Un tempo si diceva: devi essere contento di aver fatto il tuo dovere. Chi mai lo dice oggi?
Quindi votare è un dovere, non una cosa discrezionale. Altrimenti tanto vale cambiare anche questo articolo della Costituzione per aggiornarlo ai tempi. Siccome il 50 per cento degli italiani se ne frega di votare (la chiamano protesta, disinteresse per la “res publica” ), l’articolo va riscritto sulla base delle scelte popolari: “Votare? Fate come vi pare. Siamo per una società edonista e individualista, quindi nessuna scelta è obbligatoria”. Viva la libertà di fregarsene di tutto. I geni revisori della Costituzione magari arriveranno anche a questo. Del resto non lo stanno dicendo in tanti, a cominciare da illustri intellettuali, che il suffragio universale va abolito perché “il popolo” non è in grado di votare? Prima la botta Brexit, poi quella Trump e il mondo “democratico” è insorto. Fabrizio Rondolino, giornalista de L’Unità, super renziano: “Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale”.
Il Washinton Post, che, come tutti i giornali in America (308 contro 7) era pro-Clinton, ha fatto un editoriale, dopo la vittoria di Trump, dal titolo eloquente: “Dobbiamo sbarazzarci degli elettori ignoranti”. Nel testo si legge: “Stiamo affidando i destini del nostro Paese e le nostre vite a milioni di irresponsabili, di cui non ci possiamo fidare”.
Ecco perché questi “irresponsabili” devono votare. Non trincerarsi dietro un “me ne frego” tanto non c’è nulla da fare. C’è molto da fare. Altrimenti facciamoci del male, non votiamo e diamo ragione a chi pensa che “il popolo” non sia in grado di esprimere un giusto parere. Se non si vota saranno sempre gli altri ad avere ragione. Peccato, davvero peccato, che abbiano abolito l’educazione civica nelle scuole: una ripassatina servirebbe a tutti. Questa materia fu introdotta nella scuola statale da Aldo Moro, nel 1958, “al fine di rendere consapevoli le nuove generazioni delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono sacri retaggi del popolo italiano”. E Luigi Sturzo, morto nel 1959, avvertiva: “Se la Costituzione cade dal cuore del popolo, se non entra nella coscienza nazionale, anche attraverso l’insegnamento e l’educazione scolastica, verrà a mancare il terreno sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”.
Oggi trovano spazio nell’ordinamento scolastico tante altre sacrosante educazioni: alla salute, all’ambiente, alla pace, ai diritti umani. Ma l’Educazione civica non è più materia autonoma, con insegnanti formati appositamente. Il suo fulcro non è più la Carta Costituzionale da leggere non come un monumento del passato, ma come matrice di valori, perno che regge la convivenza civile e guida per orientarsi.
Infatti la si vuole ancora una volta modificare e in un modo bislacco assai. Giorgio Napolitano, appena pochi anni fa diceva: “E’ importante che la Costituzione venga sistematicamente insegnata nelle scuole per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile per costruire il loro futuro di cittadini, consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri”. Poi è diventato l’ispiratore della riforma Renzi-Boschi- Verdini, vuole riformare la Costituzione anche se ha meno anni di lui. E ha ritenuto opportuno sospendere da un pezzo la democrazia assegnando il potere ai governi non eletti Monti-Letta-Renzi.
Allora davvero non vogliamo andare a votare perché “tanto peggio, tanto meglio” o perché siamo stufi e nauseati? Bisogna fare lo sforzo di uscire di casa e andarci ai seggi anche per votare scheda bianca o scrivere una frase di protesta. Se le proteste saranno tante ne terranno conto. O per scegliere. Capiamolo una volta per tutte che ai politici – che pur si stracciano le vesti per l’astensionismo – fa comodo che la gente diserti le urne così si gestiscono meglio il potere all’interno della minoranza votante ideologizzata. Mettiamogli un freno facendogli capire che ai cittadini interessa –e molto – partecipare ed esprimere il proprio pensiero. Prima che ce lo tolgano se si continua così.

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