DI ELIO LANNUTTI
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Da Siena a Vicenza, il passo sembra breve. Investitori professionali e retail stanno colpendo duro sul ventre molle dell’Italia, quello delle banche maggiormente gravate da un carico eccessivo di sofferenze. Quattro anni fa era il debito pubblico tricolore a essere messo sotto stress, oggi è quello bancario (che di quello pubblico ha in pancia una buona fetta). Tanta paura per spingere i piccoli a vendere
In entrambe le situazioni, c’è un unico comune denominatore, un unico obiettivo non scritto, ma comunque evidente agli occhi dei più attenti investitori: mettere le mani sul risparmio privato italiano, il più alto in Europa e forse anche nel mondo. Per farlo, si agisce sulla leva della finanza, creando situazioni preoccupanti, paure generalizzate per indurre i risparmiatori a vendere assets più o meno rischiosi a favore di assets sicuri, ma poco redditizi, dentro i quali ci pascolano allegramente abili gestori di fondi, assicurazioni e banche.
Vendite a pioggia sui bond di Popolare Vicenza e Veneto Banca
Nello specifico, quello che sta succedendo con le banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, è emblematico. Non essendo le due banche quotate in borsa, la speculazione sta colpendo pesantemente le obbligazioni (tante) presenti sul mercato EuroTLX e Mot, senza particolare distinzione fra subordinate e senior, come se entrambe le categorie facessero parte di un unico insieme. Ovviamente la differenza di rendimento dei titoli delle due categorie riflette il grado di rischio percepito, ma la violenza con cui il mercato si è scagliato sui bond non sembra fare distinzione di sorta. Gli operatori notano in queste situazioni di panic selling evidenti disallineamenti di prezzo fra i diversi mercati dove sono quotati bond (Otc, EuroTLX, Mot, Hi-Mtf).
I bond senior rendono il 20,5 a 2 mesi dal rimborso
Incredibile, poi, vedere obbligazioni senior che a soli due mesi dalla scadenza offrono un rendimento annuo compreso fra il 15 e il 20%. Stiamo parlando dei bond banca Popolare di Vicenza 3,50% (XS1017615920) che su EuroTLX prezzano 97, come dei bond Veneto Banca 4% (XS1016053537) che sul Mot si scambiano a 97,50. Entrambi vanno a rimborso il 20 gennaio 2017 e sono in mano a investitori istituzionali per 500 e 350 milioni rispettivamente. Ma la situazione pare ancora più allarmante se si considera che le obbligazioni subordinate ad alto rendimento con cedola 9,50% e scadenza 2025 emesse da entrambe le banche per 200 milioni di euro ciascuna solo un anno fa, valgono esattamente la metà del prezzo di collocamento per un rendimento che passa il 30% a scadenza. Cosa succede?
Un mix di fattori negativi creato ad arte per colpire l’Italia
E’ indubbio che il clima è pesante – osserva un analista di una primaria Sim milanese – soprattutto in un momento in cui, da un lato le aspettative di mercato sono riviste al ribasso per via del referendum costituzionale il cui esito appare sfavorevole al governo e, dall’altro si sta cercando di mandare in porto un indigesto aumento di capitale su Banca Mps coinvolgendo il più possibile i portatori di bond subordinati. In questo contesto, i piccoli investitori sono terrorizzati e vendono i bond (come le azioni) delle banche più esposte a rischio bail in contribuendo a loro volta ad alimentare paure irrazionali. E’ ancora fresco il ricordo, a distanza di un anno, dell’azzeramento dei titoli di Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife per i quali il governo Renzi ci ha rimesso la faccia e pure i soldi (dei contribuenti) per risarcire le vittime.
Il fondo Atlante sostiene le banche venete
Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non sono messe bene, si sa – puntualizzano gli esperti – e per questo motivo si ridimensioneranno e si fonderanno entro il prossimo anno in una unica realtà, tagliando drasticamente costi strutturali e di personale. Il fondo Atlante, consorzio composta da ben 67 realtà bancarie e assicurative italiane, ha già pompato nel sistema bancario veneto 2,5 miliardi di euro diventandone indiscusso azionista allo scopo di sostenere le attività creditizie della regione, ma anche per evitare una perdita di fiducia nell’intero sistema bancario italiano, già pesantemente sotto stress. I numeri, poi, non sono tanto negativi da incutere tanto allarmismo fra i risparmiatori: Popolare di Vicenza al 30 giugno aveva chiuso con un risultato negativo per 795 milioni influenzato dall’incremento dei livelli di copertura dei crediti, dagli effetti connessi al già contestato recesso di Cattolica Assicurazioni dagli accordi commerciali, dai presidi economici rilevati a fronte del “Litigation Risk” connesso alle azioni BpVi. Al netto di tali effetti il risultato sarebbe stato negativo per circa 85 milioni. Stessa cosa per Veneto banca, il cui risultato netto negativo per 259 milioni è stato influenzato dall’incremento dei livelli di copertura dei crediti deteriorati.
Cet1 e total Capital Ratio sopra la soglia minima della Bce
E che dire della struttura patrimoniale? Il Cet1 Ratio di Popolare Vicenza al 30 giugno 2016 era 10,75%, superiore al target Bce (10,25%) rispetto al 6,65% del 31/12/2015 e Total Capital Ratio al 12,40% rispetto all’8,13% del 31/12/2015. Idem per Veneto Banca che alla stessa data vantava un Cet1 Ratio al 10,74% e un Total Capital Ratio al 12,75%.Valori che – secondo i piani industriali varati dalle rispettive banche – dovrebbero essere mantenuti per l’intero 2017 grazie ai risparmi di spesa (taglio del personale, delle filiali, degli uffici direttivi). Gli Npl, poi, che sono complessivamente circa 17 miliardi di euro e che rappresentano il vero e proprio business dei creditori delle due banche venete, dovrebbero essere ceduti prima della fusione. Un eventuale default sui pagamenti delle obbligazioni delle due banche – secondo gli esperti – sarebbe quindi di pesante intralcio ai piani industriali di Popolare Vicenza e Veneto Banca.