DI CARLO PATRIGNANI
CARLO PATRIGNANI
Ho abbandonato l’aratro e ho impugnato la spada. Ma dopo questa battaglia, contro la ‘revisione’, la parola ‘riforma’ è molto nobile, costituzionale di governo, confusa e pericolosa per il Paese, restituirò la spada a un giovanotto valoroso. Nonchè preparato e ben acculturato.
Arieccolo, tra Alessandria e la città dell’Ordine Nuovo di Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Camilla Ravera e Pina Carena, a spiegare le ragioni del No ai compagni dell’exPci, ai partigiani dell’Anpi, ai cittadini e ai numerosi giovani, Massimo D’Alema il gufo, come etichettato da Matteo Renzi ignaro però delle sue qualità: trattasi, infatti, di un animale dal carattere intellettuale, inviso ai potenti perchè riesce a vedere chiaro nel buio della notte.
Per nulla spaventato, atterrito, Massimo il gufo intellettuale continua a ribadire nella sua campagna elettorale il No al plebiscito voluto dal Premier e alla sottesa fine della sovranità popolare e, ovviamente, a ribattere agli insulti che gli piovono addosso dal Premier e dai suoi bravi: ci definiscono accozzaglia. Un governo con personalità così come lo dobbiamo definire? Per poi tirare fuori, dal magico cilindro, con la dichiarazione solenne che il Pd contrasta qualsiasi modifica alla Costituzione a maggioranza, del tutto disattesa oggi, la successiva constatazione: vado in giro con gli stessi appunti del 2006, quando opposi un vigoroso No alla riforma Berlusconi, che è molto simile a quella di Renzi. Altri del Pd, invece, vanno in giro con gli appunti di Berlusconi: e se Berlusconi dovesse chiedere i diritti d’autore sull’abolizione dell’Imu, articolo 18 e Ponte sullo Stretto Renzi sarebbe rovinato.
Lui un assetato di potere e di poltrone, rancoroso, persino schizofrenico, secondo la Argentin? Non ho insultato nessuno e non insulto nessuno, la replica pacata di Massimo il gufo intellettuale e citoyen di un Paese democratico e libero dove si può criticare il Presidente del Consiglio e il leader del Pd, se ne  tornerà, finita questa battaglia, a fare il suo lavoro di alta ricerca culturale: a presiedere la Fondazione europea di studi progressisti (la Feps) del Partito socialista europeo (Pes) e la Fondazione Italianieuropei.
E chi è il misterioso giovanotto valoroso che all’indomani del voto del 4 dicembre, sull’onda della vittoria probabile del No creativo, fecondo e progressista, come si è ben visto in passato con i No all’abrogazione della legge truffa del 1953, della legge Fortuna-Baslini del 1974 che introdusse il divorzio, celebrato da Mimmo Modugno con L’anniversario: compagna, amante, amica, donna mia, e della legge 194 sulle norme per la  per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, ossia l’aborto terapeutico, libero e garantito che non è un peccato ma un diritto inalienabile della donna?
Accanto al mite socialista Bernie Sanders e al sorprendente laburista Jeremy Corbyn, capaci di avere con loro una valanga di giovani, il primo The Party of the left, l’altro Momentum For Another Europe, si poteva intravvedere lui, Massimo il gufo, che però, non assetato di potere e di poltrone non ambisce, avendo da tempo lasciato la politica attiva, a incarichi istituzionali nè a cariche di partito e di leadership, pur continuando a seguire, per il suo specifico lavoro di ricerca culturale, la politica.
 Dopo questa battaglia, restituirò la spada a un giovanotto valoroso, ha annunciato e, allora, il pensiero non può che andare al trentenne Stefano Schwarz voluto da Massimo il gufo intellettuale a coordinare i Comitati del No, presideuti dal giurista Guido Calvi. L’aspirazione è che dalla vittoria del No creativo, fecondo e progressista possa rinascere una nuova forza, The Party of the left, e del centro-sinistra. Noi siamo senza guru quindi siamo disarmati! ha concluso invitando i tanti presenti a adottare un Sì, meglio ancora due Sì a testa.