DI LUCA SOLDI

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Lo scenario, come racconta il fatto quotidiano,  è perfetto, è quello del salone congressi dell’Hotel Ramada, a Napoli, lo scorso martedì 15 novembre. Il governatore De Luca ha riunito trecento amministratori, dei suoi, provenienti da ogni angolo della Campania. Ci sono sindaci, assessori, esponenti del suo partito. Tutti lì, davanti a lui, pronti a seguirlo nel ragionamento sulla campagna per il “SI”. Ma non si tratta del solito noioso discorso di rito. De Luca, va ben oltre, è incontenibile. In quella mezz’ora tiene in pugno e ben sveglia, la platea, con la sua arringa: “Non ci sono giornalisti e possiamo parlare tra di noi”. I discorsi sulla Bindi sembrano una cosa lontana, quelle parole vergognose pronunciate contro la presidente della Commissione Antimafia, non gli interessano più : “Il 4 dicembre ci giochiamo l’Italia, se le cose vanno male l’esito sarà imprevedibile. A me interessa che manteniamo la Campania unita sugli interessi fondamentali. In questo momento abbiamo un’interlocuzione privilegiata con il governo”. Poi, da vero governatore assoluto, arriva subito al punto: “Poi vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un c…. . Noi non abbiamo mai avuto un accidente di niente, né coi governi di centrodestra, né di centrosinistra. Abbiamo fatto una chiacchierata con Renzi. Gli abbiamo chiesto 270 milioni di euro per Bagnoli e ce li ha dati. Altri 50 e ce li ha dati. Mezzo miliardo per la Terra dei fuochi e ha detto sì: lui era terrorizzato per la reazione della Lega ma alla fine ce l’ha dato, nonostante la Ragioneria e De Vincenti. Abbiamo promesse di finanziamenti per Caserta, Pompei, Ercolano, Paestum. Sono arrivati fiumi di soldi: 2 miliardi e 700 milioni per il Patto per la Campania, altri 308 per Napoli, nonostante qualche squinternato. Ancora 600 milioni per Napoli. Che dobbiamo chiedere di più?”. La nuova riforma costituzionale è davvero lontana, la novità, la velocità, la modernità, il risparmio, tutto passa in secondo ordine, anzi in ultima fila. Quello che De Luca presenta e’ un dato di fatto. Occorre essere pragmatici. Non è questione di condividere ma solo accettare una “cosa” che può essere più interessante, o utile.
Il punto è che ci sono un sacco di soldi in ballo e lì a due passi da ottenergl, sarebbe davvero un peccato dover rinunciare a tutto. Per dover ripartire da capo.Ed il governatore è su quel palco, che pronuncia parole di fronte ad un pubblico che non è di fanatici sostenitori, di semplici iscritti o dirigenti di partito. Davanti a lui ci sono degli amministratori pubblici, dei pubblici ufficiali, i rappresentati di intere comunità. Non importa tutto ciò, De Luca è così, è abituato a comandare, ad ordinare. Ecco che pronuncia ancora parole che obbligano a dedicarsi alla “missione” con uno sforzo poderoso: “Dobbiamo mobilitarci, andare tutti porta a porta, per venti giorni non dovete pensare ad altro e contrastare tutti gli argomenti del No, queste puttanate che dicono sul Senato. In America Trump ha vinto col 25 per cento sul 50 per cento dei votanti e in totale ha preso 600mila voti meno della Clinton. Se fosse successo in Italia, apriti cielo: il fascismo, l’autoritarismo. La democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità. Trump col 25 per cento controlla la Camera, il Senato e la Corte costituzionale”. Tutto questo però non poteva passare inosservato o essere frutto solo di qualche sorrisetto. Malgrado una certa dose di conformismo ed opportunismo, il PD ha pur sempre dei valori di riferimento e degli organi che devono tutelargli: “Quello che è certo è che una vergogna. Se poi ricorrano anche gli estremi per aprire una procedura, è presto per dirlo. Ma io già nelle prossime ore mi attiverò in tal senso”. Le parole di Lucrezia Ricchiuti, senatrice del Pd e componente della Commissione di garanzia nazionale del partito sono risuonate come un grave monito al degenerare della situazione. Non bastano le parole “contro Rosy Bindi – dice la senatrice Ricchiuti, che fra l’altro è componente della commissione Antimafia – Poi, soprattutto, le dichiarazioni nel corso della riunione a porte chiuse coi 300 sindaci campani. Entrambi i fatti sono gravissimi, deplorevoli. Non solo un danno d’immagine per il nostro partito, ma una vera vergogna“. Per questo la senatrice nel corso delle dichiarazioni rese alla stampa si è detta pronta a portare la discussione sul tavolo della Commissione, guidata dal presidente Gianni Dal Moro, che si occupa del rispetto dello statuto e dei rapporti interni, anche di eventuali sanzioni.
Ma Renzi, il premier, il segretario del PD che fa? Che dice? Semplicemente minimizza: “Non condivido i metodi di Vincenzo De Luca, ma se tutto il Sud fosse stato amministrato come Salerno, avremmo un punto di Pil in più”. Al presidente del Consiglio Matteo Renzi, in cuor suo piacciono i “metodi di De Luca” anche se le uscite del presidente della Regione Campani, nell’ultima settimana, dall’incitazione al voto clientelare alle esternazioni contro Rosy Bindi,appaiono oltre le righe. L’occasione di mettere in chiaro la cosa è arriva con la “fortunat” coincidenza, avvenuta, questo lunedì, ad una iniziativa per il SÌ che si è svolta a Caserta. Il premier stava affabulando i presenti dal palco quando, secondo un copione che sembrava scritto a tavolino, ecco che arriva il governatore De Luca. “Enzo non parlare, te possino…”. Il premier, Matteo Renzi lo vede entrare in sala, a comizio iniziato, lo vede farsi largo fra i presenti, per avvicinarsi e lo apostrofa dal palco: “Ecco il presidente De Luca. È in ritardo, importante però che non abbia fatto dichiarazioni”. De Luca sorride, si alza soddisfatto, dal posto che aveva occupato ed accenna a un inchino in segno di sincera riverenza. E Renzi, sorridente più di prima: “Lui basta che non abbia fatto dichiarazioni. Bene, ha chiesto scusa, va bene. Mi é toccato anche difenderlo!”. La platea è in tripudio per entrambi. Un fan di De Luca grida: “Noi gli vogliamo bene”. E Renzi felice: “Certo. Gli vogliamo bene. A lui. E anche alla Bindi”. Dal pubblico, ormai in simbiosi, partono i buu. E Renzi, da abile regista, dal palco: “Eh no. No, eh? Tutti. Niente ‘no’. Noi alla Bindi vogliamo bene“. Pausa. “De Luca un po’ di più , ma anche noi le vogliamo bene”. Insomma, Renzi scherza, ammicca, solidarizza e in qualche modo perdona. E tutto finisce in una fragorosa risata, mentre la riforma costituzionale sembra proprio l’ultimo dei pensieri a percorrere le teste del governatore e del giovane premier. A Renzi serve un plebiscito e De Luca è pronto per offrirlo.