DI VINCENZO PALIOTTI
PALIOTTI
Ne ho sentite tante in questa lunga, troppo lunga, attesa sul referendum costituzionale. Comunque vada, io spero che sia NO, da tutto questo “bailamme” viene fuori la nostra eterna immaturità nel valutare un evento così importante come un referendum che decide buona parte della nostra vista presente e futura, la nostra ma specialmente quella dei nostri figli. Questa immaturità è confermata anche alle elezioni per determinare chi ci dovrà rappresentare, in teoria visto l’andazzo, in Parlamento. E per orientare l’elettore si utilizza ogni genere di “escamotage”, si utilizzano personaggi di spicco, buoni o cattivi che siano purché abbiano un seguito, il merito è completamente ignorato, o quasi, è l’uditorio ci casca puntualmente. Ed ogni argomento è buono per “sponsorizzare” la propria parte. Mezzi leciti e meno leciti, ricatti, informazioni dopate da utilizzare per mettere paura e/o dare speranze che poi puntualmente vengono disattese. Poi ci sono gli ultimi venti anni che ci hanno consegnato una visione delle cose completamente lontane dalla sostanza e che ci hanno abituati ad una valutazione superficiale delle reali capacità di un candidato. Addirittura, ai “tempi di Berlusconi”, fu “disegnato” il candidato ideale e le peculiarità che questi doveva avere, in cima a tutte doveva “bucare il video”, piacere alla gente, ma piacere non per quello che era ma per quello che doveva sembrare di essere, addirittura si arrivò a consigliare l’uso delle mentine per gli “aliti pesanti”, non importa poi se dalla stessa bocca uscivano strafalcioni e/o bugie. Questo ha permesso a personaggi discutibili, personaggi con conti in sospeso con la giustizia, personaggi senza morale pubblica e/o privata, personaggi senza scrupoli di entrare nei palazzi del potere e inquinare la politica facendola diventare quella che oggi appare agli occhi di tutti e che ha cambiato l’ordine della cose per cui non si parla più di rappresentanti scelti dal popolo ed al servizio del popolo ma di un potere che considera il cittadino al livello di suddito. E sta succedendo lo stesso con il referendum. Si tirano in ballo persone che non si sono mai affacciate alla politica, mai hanno espresso una loro preferenza, personaggi della cultura, dello sport, della vita imprenditoriale con l’obiettivo di influenzare le scelte del cittadino. Ma oggi tornano utili perché la gente è influenzabile facilmente perché valuta con gli stessi parametri dei candidati alle politiche, di cui abbiamo parlato, a dispetto di chi si tratta e di cosa hanno fatto nella loro vita, basta che siano famosi, basta che piacciano. Senza contare i metodi “illeciti” che ormai stanno rientrando nella “normalità” e che quindi non scandalizzano più nessuno neppure quando sono provati senza più alcun dubbio. Io credo invece che, al di la della posizione che si occupa, ogni cittadino se ne dovrebbe infischiare di queste “intrusioni” e cercare piuttosto di capire realmente cosa accadrebbe se vincesse il SI o il NO, indipendentemente da quello che dice Santoro, per esempio, o quello che va predicando Travaglio. Il voto è un fatto di coscienza, di convinzioni ed influenzarlo così come stanno facendo, da entrambe le parti è incivile. Io voterò NO non perché me lo dice D’Alema o chicchessia. Io voterò NO perché entrando nel merito penso alle conseguenze che potrebbe portare questa riforma, penso alla vita futura dei miei figli che non devono lottare per crearsi un futuro come invece è stato possibile per me. E nessuno potrà farmi cambiare idea, nessuno neppure se a tentare di farlo fosse mio padre, anche se so che non lo farebbe mai. La mia speranza è che gli italiani capiscano l’importanza di un evento simile, che comprendano che la sola arma che ci resta per cambiare le cose realmente è il voto e che questo va utilizzato con coscienza, va ponderato considerando la sostanza e non la forma, la concretezza e non le promesse che quasi sempre durano il tempo delle campagne e che cadono quasi sempre dopo gli esiti delle urne, comunque vada. Per cui spero che si voti con cognizioni di causa e non per simpatie e/o per antipatie, ognuno si faccia l’esame di coscienza e pensi soprattutto alla comunità, pensare anche agli altri, pensare come un popolo e non individualmente come sta accadendo, pensando di unire e non a dividere perché è a questo che mira, secondo me, chi ha in mano i destini non solo del nostro paese ma del mondo intero.

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