DI FLAVIA PERINA
flavia perina
Davanti alla crisi di follia della politica europea e americana viene naturale fare l’elogio di Angela Merkel, che si ricandida per la quarta volta nel nome dei risultati ottenuti alla guida del suo Paese, con il 55 percento dei tedeschi che applaudono la scelta e si augurano sia rieletta (fonte: Bild). La Germania da quando governa lei, cioè dal 2005, non solo è diventata più ricca e più autorevole, ma ha finora tenuto a bada la rivolta contro le élite che serpeggia in Occidente: la Afd, cioè il partito euroscettico e anti-immigrazione di Frauke Petry, ha visto crescere il suo consenso in quattro elezioni regionali (dal 12% della Renania al 20% del Meclemburgo) ma difficilmente toccherà i successi maggioritari dei suoi partiti-cugini e il suo destino – qualunque siano i risultati – è di rimanere movimento di opposizione e protesta, a differenza di quanto accaduto alle forze anti-establishment in Gran Bretagna, Spagna, Grecia e di quanto potrebbe accadere in Italia e in Francia.
La Merkel smentisce tutti e quattro i luoghi comuni delle analisi sulla cosiddetta “avanzata populista”. Primo, la demonizzazione del professionismo politico: non esiste professionista della politica più professionista di lei, formata alla scuola politica del socialismo realizzato, già a vent’anni agit-prop dei giovani comunisti della Germania Est all’interno dell’Accademia delle Scienze e poi sempre in politica con una formazione costruita attraverso milioni di assemblee, collettivi, tavoli, relazioni cucite ad una ad una, che è quanto di più lontano si possa immaginare all’imprinting dei nuovi Masaniello della società civile che agitano l’Europa e l’America. Secondo, l’importanza della Rete e della propaganda in rete come elemento centrale del consenso: la pagina della Merkel su Facebook, un paio di milioni di seguaci, è un tetro elenco di conferenze stampa e dichiarazioni pubbliche prive di qualsiasi appeal mediatico e senza alcuna concessione al gusto dei social, al clickbaiting, alla dichiarazione che stupisce e accattiva lo spettatore. Terzo, il “nuovismo”. Angela governa cose da una vita, è nella sfera del potere dall’età di trent’anni, fu addirittura l’ultimo portavoce dell’ultimo governo della Germania Est prima della riunificazione, ma se ne frega del giovanilismo che sembra altrove obbligatorio, non vuole né essere né sembrare “nuova”.
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/11/22/elogio-di-angela-merkel-lunica-leader-che-non-si-piega-di-fronte-ai-po/32475/