DI GIULIO CAVALLI

GIULIO CAVALLI

In un video pubblicato sul suo blog Beppe Grillo alza i toni contro il fronte del sì parlando di dittatori, “cazzate dentro l’involucro” e “serial killer”. Proprio nel momento in cui Renzi sembrava in difficoltà per la sua definizione di “accozzaglia” (riferito ai sostenitori del no) Grillo concede per l’ennesima volta il fianco alle critiche. Ma perché?
Fermiamoci un attimo, per favore, immaginate la situazione: siete a pochi giorni dal referendum e state dalla parte del no, nel pieno della convulsione data dallo sdegno generale per le parole del Presidente del Consiglio che vi ha definito “accozzaglia”. Anche i più moderati (e anche tra gli stessi compagni di partito del premier) hanno riconosciuto che i toni ineleganti di Matteo Renzi rischiano di ritorcersi contro i favorevoli alla riforma: politicamente lo scenario è assolutamente favorevole a Beppe Grillo che con il Movimento 5 Stelle è in prima fila tra quelli che con questo referendum tentano anche (o soprattutto) di spodestare Renzi e provocare la caduta del governo. La scena è questa, quindi.
Non c’è bisogno di essere fini analisti politici per capire che quando l’avversario incorre in un errore così grossolano basta che l’eco divampi, forse non serve nemmeno troppo infierire. E cosa fa Grillo? Pubblica un suo video in cui parla della riforma elencando dittatori, cazzate e soprattutto uscendo con l’infelice frase “questa gente sono serial killer” riferendosi al futuro espropriato con questa riforma. E così il capolavoro è completo: a “accozzaglia” la risposta è “serial killer”. Geniale, già.
In un colpo solo Grillo presta per l’ennesima volta il fianco ai suoi detrattori (che non aspettavano altro), trascina il dibattito sulla riforma nel fango della zuffa da cortile e concede il contrattacco a Renzi che ha gioco facile nel condannare le parole degli altri perché si smetta di discutere sulle sue. Rigore fallito e palla al centro. Ora, per le prossime ore, sarà tutto rumore di fondo di veleni incrociati, tweet sdegnati e ditini puntati sul “e beh ma anche voi”. Politica nessuna, analisi della riforma men che meno: rimangono gli schieramenti, sempre più serrati, sempre più appuntiti e sempre più incomprensibili a chi da fuori cerca di capirci qualcosa prima del voto del 4 dicembre.
Eppure l’errore di Grillo pone anche alcune domande fondamentali: ma davvero un uomo di comunicazione come il leader del Movimento 5 Stelle può incorrere in un errore del genere? Ma davvero esacerbare gli animi con i sondaggi favorevoli (e addirittura con una concreta possibilità di governare nel futuro prossimo) è una tattica di cui si possa trovare un senso? Ma soprattutto: perché Grillo appare sempre puntualissimo nel confermare i pregiudizi verso il Movimento 5 Stelle che tanti attivisti (e eletti) sui territori si impegnano quotidianamente a smontare?
Succede per l’ennesima volta. E chissà che anche oggi non arrivi.
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