DI MICHELE ANSELMI

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Tutto molto curioso ciò che sta avvenendo al Centro sperimentale di cinematografia, soprattutto per il modi usati dalla politica. Felice Laudadio, classe 1944, barese, è il nuovo presidente al posto del parecchio abbacchiato Stefano Rulli, come ha anticipato tra le righe Pedro Armocida su fb e ormai risulta ufficiale a scorrere il sito della Camera (la ratifica ufficiale è prevista per giovedì 24 novembre, relatrice la deputata del Pd Lorenza Bonaccorsi), e naturalmente dovrà dividersi tra il festival di Bari e il Centro a Roma, in base alla consueta logica all’italiana del piove sempre sul bagnato; i consiglieri d’amministrazione uscenti, tra i quali Aldo Grasso, Nicola Giuliano e Carlo Verdone, non sanno nulla di nulla, neanche bene quando scadono e che fine faranno (nessuno li ha chiamati neppure per ringraziarli del lavoro svolto); il direttore generale del Csc, Marcello Foti, risponde con un romanzo a un polemico Enrico Magrelli, il quale su Facebook pone problemi di metodo legati ai poteri del cda uscente e a sua volta si propone per un bis come responsabile della Cineteca; probabilmente la cinquina finalista per il ruolo di Conservatore sarà rimessa in discussione dopo tanta retorica sul concorso democratico e meritocratico (il vincolo sull’età andrà a farsi benedire). Bel risultato. Il ministro Dario Franceschini che fa? Decide tutto lui, e infatti, come suggerisce con una buona dose di malizia “il Fatto Quotidiano”, una moltitudine di cineasti e produttori firma compatta l’appello per il Sì. Non ci sono proprio tutti, per fortuna.

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