DI GIANFRANCO MICALI

GIANFRANCO MICALI

C’è un aspetto che accomuna Renzi a De Luca e ad altri aficionados:il modo di chiedere o non chiedere scusa. Dopo averla sparata grossa, cioè un grave insulto o un’enorme balla blu, trascorre un intervallo sufficientemente lungo, durante il quale si scommette sull’oblìo, e pertanto si reagisce con il silenzio.Se, invece, nonostante la benevolenza di quasi tutti i media la notizia continua a volteggiare, allora appare un timido tweet subito ripreso con enfasi da tg e grande stampa, a riprova della magnanimità renziana. Se però sono ancora troppi gli scontenti, o se un avversario politico accenna all’accaduto durante una trasmissione di grande ascolto, allora compare finalmente la magica frase “mi scuso”, immediatamente seguita da locuzioni tipo “volevo fare un complimento”, “era una battuta…un sorriso..io sono zen”.
Con la perfetta consapevolezza di suscitare così qualche reazione verbale come “ no, tu sei…”, alla quale reagire con sdegno e segnalazione mediatica da matita blu dei più paludati commentatori. Tutto questo iter suscita un logico interrogativo: dove viene provata tale commedia da “Actor studio” ? A Palazzo Chigi ?A Cinecittà ? A casa di Jim Messina ? A Pontassieve ? A Rignano sull’Arno ? Ad Arcore ?

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