DI ELIO LANNUTTI

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Adusbef auspica che il Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca spolpata e saccheggiata da una gestione allegra del credito e del risparmio, i cui manager hanno agito, specie con l’acquisizione onerosa di Antonveneta al riparo di una vigilanza minimale delle autorità preposte, possa trovare una soluzione e riuscire a salvare i piccoli soci, correntisti, risparmiatori e lavoratori, dal brutto destino disegnato da Ue-Bce. Bisogna però smetterla di tirare il sasso e nascondere la mano, come da mesi sta facendo il Capo del Governo, con indicazioni errate agli investitori, sostituendo amministratori con propri fiduciari, come se MPS fosse già stata nazionalizzata, i cui manager subentrati, vorrebbero addossare ancora una volta sui risparmiatori tutti i costi del dissesto, senza neppure informare sui veri beneficati degli allegri fidi concessi negli anni, che hanno generato sofferenze ed NPL difficili da smaltire. Se il Premier Matteo Renzi ed il ministro dell’Economia P.C. Padoan, tanto solleciti a rimuovere l’ex ad Fabrizio Viola per sostituirlo con Morelli un manager di JPMorgan, mostrassero analoga solerzia nel pubblicare la lista dei primi 50 affidati dal Monte dei Paschi di Siena dal 2007 ad oggi, con le percentuali di sofferenze ed incagli che hanno generato NPL tossici, oltre a fare una grande operazione di trasparenza, darebbero un aiuto tangibile ai consumatori vessati che vogliono la verità, segnale di una inversione di tendenza e di recupero di fiducia verso una delle più antiche banche del mondo, depredate dalla politica. L’offerta pubblica di acquisto lanciata da MPS, su 11 obbligazioni subordinate, del valore complessivo di 4.289 milioni, con l’obbligo per gli aderenti di reinvestire il corrispettivo incassato nell’aumento di capitale da 5 miliardi, i cui prezzi di conversione sono fissati all’85% del valore nominale per i bond Tier 1 e al 100% per i bond Tier 2, nascondono l’ennesimo pericolo per gli obbligazionisti, poiché se la conversione dei bond subordinati in azioni Mps “non avesse un esito soddisfacente”, le banche del consorzio potrebbero sottrarsi all’impegno di garantire l’eventuale inoptato dell’aumento, con la conseguenza che Mps “non riuscirebbe verosimilmente” a chiudere la ricapitalizzazione. Con la spada di Damocle, inserita nel prospetto, che se ciò dovesse accadere, Mps potrebbe essere sottoposta “ad azioni straordinarie da parte delle autorità competenti, che potrebbero includere l’applicazione degli strumenti di risoluzione”, gettando nel panico i piccoli risparmiatori che consegneranno i bond diventando titolari al buio di azioni di una banca, il cui esito dell’aumento non è certo, con nefaste prospettive del Bail-In, che ricordano il fantasma di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, carta straccia in mano una volta convertiti i bond, in caso di ricapitalizzazione flop. Adusbef, auspicando che alla prossima assemblea dei soci, MPS fornisca i dettagli delle adesioni ,con puntuali indicazioni circa i riscontri fin qui ricevuti dai potenziali grandi sottoscrittori sia dell’aumento che dei bond, non condivide la tesi secondo cui: “Consentire agli obbligazionisti di sottoscrivere azioni Mps permette infatti a risparmiatori italiani di mantenere una partecipazione del pubblico risparmio, evitando di essere messi all’angolo dai grossi fondi esteri speculatori, oltre ad agevolare il Monte nella raccolta dei 5 miliardi necessari per l’aumento”.