DI MIRKO EMILI

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Il 10 giugno 2013, con il 63% delle preferenze, quattordicimila voti, vince le elezioni comunali il pentastellato Fabio Fucci. Il nuovo sindaco è diventato quasi un idolo dei sui cittadini, questo perché, in poco tempo, è riuscito a migliorare una situazione economica pessima. Nel bilancio 2012 – ultimo anno di gestione non grillina-  il disavanzo registrato era di sette milioni di euro; nel bilancio 2013, invece, di quattro milioni di euro. Tre milioni di euro risparmiati in un solo anno. Abbiamo incontrato il sindaco Fucci e gli abbiamo chiesto come è riuscito in un’impresa del genere:
Sindaco quali sono le difficoltà maggiori che ha incontrato ad amministrare Pomezia?
Quando sono arrivato qui ho notato subito una cosa: la situazione dei conti allarmante. Pomezia era un Comune che produceva solo debiti, ogni anno che passava si indebitava sempre di più. Noi attraverso una lotta agli stipendi d’oro dei dirigenti (ora c’è un tetto massimo di quarantacinque mila euro l’anno, ndr) e al taglio dei canoni di affitto di alcuni palazzi che per il Comune erano superflui, siamo riusciti ad uscire da una situazione pericolosa.
Lei è stato tra i primi a sperimentare il reddito di cittadinanza, giusto?
Sì, siamo stati tra i primi a sperimentare il reddito di cittadinanza. Abbiamo aiutato centodieci famiglie in difficoltà con un assegno da 500€ al mese per sei mesi. Il reddito è studiato per aiutare chi si trova improvvisamente senza lavoro, oppure si trova a vivere una malattia e quindi si trova di fronte a spese ingenti.
Il Comune di Pomezia è stato commissariato dalla Regione Lazio per i due palazzi in via Almirante e via Romualdi, com’è andata la storia?
Noi del Movimento 5 stelle siamo dei sindaci frontiera, veniamo ostacolati in tutti i modi dalle opposizioni e la Regione Lazio, essendo PD, fa di tutto per non aiutarci. Nel caso specifico, siamo stati commissariati per la costruzioni di queste palazzine negli anni 2006/2007. Il punto è che al tempo non c’eravamo noi, ma l’amministrazione era del PD. Ora a noi viene contestato il fatto che abbiamo consentito, alle persone che avevano acquistato questi appartamenti, di continuare a viverci. A noi, però, è sembrata una decisione di buon senso legata al maggior interesse pubblico. Il problema è stato solo uno: chi doveva vigilare, nel 2006/2007 su queste opere, non l’ha fatto.
Secondo Lei è riproponibile questo modello virtuoso in una città come Roma?
Io non devo dare nessun consiglio alla collega Raggi che sta lavorando benissimo, mi limito a dire che anche qui il primo anno è stato un anno di transizione. Nella pubblica amministrazione non può cambiare tutto dall’oggi al domani. Faccio un esempio: per riasflatare un strada ci voglio almeno quattro mesi. Questo perché devi preparare una gara d’appalto e preparare tutti gli incartamenti, quindi ci vuole un po’ di pazienza. Roma poi non è nemmeno lontanamente paragonabile a Pomezia perché ha, ovviamente, una complessità maggiore.
Pensa che la sindaca Raggi abbia commesso qualche errore nelle nomine? A molti del Movimento ad esempio non sono andate giù quelle di Marra e della Muraro
Il discorso delle nomine non appassiona i cittadini, i risultati parleranno per lei.