DI SERGIO SERGI
Sergio Sergi
Giorgio Napolitano (intervistato da Bruno Vespa a “Porta a Porta” e di cui si parla ampiamente sui giornali di stamane) ha definito “aberranti” i toni della campagna referendaria. Ha perfettamente ragione. La cosiddetta “personalizzazione” – sin dall’ormai lontanissimo mese di maggio – ha portato a questo. Con eccessi equamente divisi tra i diversi (non tutti) protagonisti dello scontro sul referendum.
Dalla partecipazione televisiva dell’ex Presidente della Repubblica ho tratto una convinzione: Napolitano sembra molto irritato per come Renzi ha condotto tutta questa partita. Traspare da questa frase: “Non voglio avventurarmi nel discorso sulle conseguenze, non si vota né per questo governo né contro, ma per ciò che è scritto in questa riforma. E non si vota nemmeno per le motivazioni che il premier dà liberamente su questa riforma”.
Io ho capito che, nel caso di una eventuale sconfitta del “SÌ”, Napolitano voglia allontanare da sé la perfida attribuzione di paternità che il presidente del Consiglio ha dato alla riforma: “È quella di Napolitano”, ha più volte detto. In altre parole, secondo questa interpretazione non del tutto peregrina, se prevalesse il NO sarebbe Napolitano a perdere essendo il padre della riforma. Ben prima di Renzi. E a Napolitano, ovviamente, non piace affatto.