DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

La giovane democrazia slovena non finisce mai di sorprendere. Una nazione indipendente dal giugno 1991 che ha sempre difeso con alacrità e pervicacia la propria sovranità nazionale. Al momento della secessione dalla Federazione Iugoslava respinse immediatamente la reazione dell’armata federale. Belgrado desistette dal continuare l’intervento in quanto si rese conto che la Slovenia disponeva di una guardia paramilitare efficiente che dotata di bazooka e missile stinger aveva distrutto molti tank e abbattuto due elicotteri. Soprattutto la moribonda federazione comprese che gli sloveni era pronti a morire per difendere la loro terra. Oggi Lubiana torna alla ribalta della cronaca per la storica decisione assunta dal Parlamento. L’organismo monocamerale legislativo ha infatti approvato un emendamento costituzionale che riconosce l’acqua pubblica come diritto fondamentale per tutti i cittadini. L’accesso all’acqua deve essere garantito al di fuori delle logiche di mercato e della privatizzazione. L’acqua non è un bene commerciabile bensì un bene comune. Una risorsa il cui unico gestore è lo stato. La Slovenia è il primo paese membro dell’Ue ad adottare tale vincolo e solamente 15 nazioni del pianeta hanno legiferato in materia. L’articolo 70 recita. “Le risorse di acqua rappresentano un bene pubblico che è gestito dallo Stato. Le risorse di acqua sono usate in primo luogo e in modo sostenibile per fornire ai cittadini acqua potabile e, in questo senso, non sono un bene di mercato”. Ricordiamo anche che dopo le elezioni politiche del dicembre 2011 la situazione di paralisi del quadro politico favorì la nascita di un governo basato su una coalizione di quattro partiti di centro-destra che deteneva la maggioranza numerica dei seggi parlamentari, ma era profondamente avversata dall’opinione pubblica. Una campagna mediatica senza precedenti esercitata sui social, caso unico al mondo, provocò in dodici mesi la disgregazione e la caduta dell’esecutivo. Pertanto nelle piccole democrazie, Islanda e Slovenia, ad esempio, è ancora praticabile l’opzione del governo del popolo per il popolo.