DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
Nel 1953 De Gasperi fece passare la legge truffa, che seppure molto meno scandalosa dell’Italicum, dava un premio di maggioranza alla coazione che avesse ottenuto più della metà dei voti. La resistenza delle opposizioni fu durissima e proseguì lungo tutta la campagna elettorale; giustamente si avvertiva che in gioco era la democrazia partecipativa e proporzionale conquistata con la vittoria contro il fascismo. Alle elezioni di giugno la DC non riuscì a raggiungere la maggioranza assoluta; De Gasperi di dimise e morì poco dopo, la legge truffa fu abrogata e l’Italia entrò nel periodo di più rapida crescita economica e civile della sua storia. Sarebbe stato possibile questo boom se i democristiani avessero ottenuto il potere assoluto che chiedevano, ovviamente minacciando crisi e catastrofi se non ci fossero riusciti? Non credo proprio: l’Italia non è la Germania e nemmeno gli Stati Uniti; prospera con governi deboli che consentano alle piccole e medie imprese di svilupparsi senza subire la concorrenza di gigantesche multinazionali — quelle che sostengono Renzi e che in caso di successo dei sì presenteranno il conto.
Ma la ragione per cui ho citato quell’episodio di metà novecento è che la sconfitta del disegno di De Gasperi non fu dovuta soltanto al PCI e al PSI ma anche al MSI. A nessun comunista o socialista venne in mente che convenisse avallare il colpo di mano della DC e permetterle di indebolire la democrazia italiana solo per non mescolare il proprio voto e la propria lotta con quella dei neofascisti, forza politica ostile ed estranea, allora più di adesso, ma che non costituiva la minaccia più pressante. Lo stesso oggi. La priorità è fermare il golpe soft di Renzi; al resto ci si penserà dopo. Chi dice di votare sì perché proprio non può accompagnarsi alla Lega o a Casa Pound sta solo cercando scuse per non ammettere di essere favorevole a un predominio del potere esecutivo, e dunque di quello finanziario, sul parlamento e sul popolo che dovrebbe rappresentare.