DI GIULIO CAVALLI

GIULIO CAVALLI

Ho dei problemi sentimentali… posso parlarne con te?” Così si confida Nadia, 15 anni, alla linea 1.96.96 di Telefono Azzurro. Chiama più volte e pian piano si instaura un rapporto di confidenza e di fiducia con l’operatrice che le risponde.
Finalmente un giorno Nadia decide di aprirsi completamente e di rivelare il vero motivo che l’ha spinta a chiamare: “Tre mesi fa mio padre mi ha violentata… la mamma era al lavoro… io, lui e i fratelli eravamo in casa… mio padre ha detto ai fratelli di uscire e di andare al parco… io sono rimasta con lui… con una scusa mi ha fatto andare da lui”.
L’operatrice le chiede se si è trattato di un episodio isolato, Nadia esita, non vorrebbe parlare, si vergogna… alla fine ammette che gli abusi vanno avanti da 9 anni, cioè da quando lei ne aveva appena 6. E ora non riesce più a tacere, anche perché teme che sua sorella possa subire la stessa sorte.
La storia la racconta Telefono Azzurro nel suo blog. In occasione della Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’associazione ha dato un po’ di numeri: in Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi, 44 milioni hanno subito violenze fisiche e 55 milioni hanno subito violenze psicologiche. Un minore su cinque in Italia è vittima di violenza o di abusi nel corso della propria infanzia.
Sventoliamo dappertutto il feticcio del futuro e intanto lo molestiamo. E poi, mi chiedevo, se un popolo che stupra il suo futuro non sia un popolo già morto. O no?
https://www.left.it/2016/11/21/intanto-la-sotto-in-italia-toccano-un-bambino-su-cinque/

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