DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Nella celebre serie di telefilm americani, il detective Ironside riusciva a risolvere ogni delitto perchè, essendo costretto alla sedia a rotelle, aveva dal basso una prospettiva diversa della realtà. Prospettiva che paradossalmente manca a Wolfang Schaeuble, Ministro delle Finanze tedesco, che ha capeggiato i falchi anti-Tsipras durante l’estate scorsa. Malgrado sia costretto su una carrozzina per i postumi dell’accoltellamento di un pazzo criminale subito nell’ottobre 1990 che causò la paralisi degli arti inferiori. Una posizione oltranzista che fece preoccupare Angela Merkel. L’eventuale Grexit avrebbe potuto determinare conseguenze devastanti. Non solamente per l’euro che Mario Draghi riteneva addirittura in pericolo, anche se il contenimento della fuoriuscita di Atene fosse da tempo ritenuto gestibile. Neppure per la possibile affermazione in altre nazioni di movimenti o partiti che avessero seguito l’esempio di Syriza. Schaeuble è un uomo politico esperto, più volte ministro del bundesregierung, che tuttavia dimostra un evidente carenza di un principio fondamentale della politica. Contestualizzare nell’ambito di una visione generale. Qualità di cui risulta parimenti sprovvista parimenti la Merkel che ha tenuto conto degli ammonimenti provenienti da oltreoceano. Gli Usa, e per Usa non si intende esclusivamente il Presidente in carica, bensì l’establishment, il cosiddetto complesso militare-industriale evocato nel 1956 da Eisenhower, ha preteso, e non consigliato o suggerito, che la Grecia rimanesse nella zonaeuro. Washington è stata un indiretto alleato di Alexis Tsipras. Un alleato che, a prescindere dal fatto che è il leader di un governo democraticamente eletto, non ha espresso la preoccupazione per la tenuta economica o sociale, ma per le incontrovertibili ricadute di ordine strategico. Un Tsipras messo all’angolo dall’Ue, sarebbe stato fatalmente attratto dall’orso russo o dal dragone cinese che non sono propriamente benefattori planetari. Putin, sulla falsariga di quanto accaduto con il Venezuela di Chavez, avrebbe certamente allegato al pacchetto di aiuti finanziari la richiesta di basi per la flotta russa che vedeva inutilizzabili i porti siriani dopo lo scoppio della guerra civile. Uno scenario inaccettabile per l’amministrazione statunitense che non poteva consentire la disintegrazione del fianco meridionale della Nato. La politica neottomana e panislamista di Erdogan ha trasformato la Turchia nel ventre molle dell’alleanza atlantica, senza contare che gli americani non hanno dimenticato il voto contrario del parlamento turco del marzo 2003 che negò il permesso al transito terrestre in occasione della Seconda Guerra del Golfo. La palese propensione di Ankara a considerare la questione siriana un’esclusiva minaccia alla sua sicurezza nazionale ha acuito la tensione con la Casa Bianca. Un messaggio chiaro e inequivocabile. L’Ue e la trojka avrebbero potuto distruggere la coesione europea, rinunciare all’euro, modificare o mantenere i parametri di Maastricht, ma la Grecia non doveva trovarsi con le spalle al muro e vedersi costretta a rivolgersi alla Russia. Churchill riuscì con enorme difficoltà alla Conferenza di Yalta ad inserirla nella sfera di influenza occidentale. Lagarde, Draghi, Schaeuble, Merkel, Tusk, Juncker, Dijsselbloem e company sono stati avvisati assieme ai paesi dell’Est Europa che sostengono la linea dura nei confronti di Atene e pretendono la copertura difensiva della Nato. La politica da secoli è do ut des.