DI SANDRO RUOTOLO
SANDRO RUOTOLO
Sono passati 36 anni dal terremoto dell’Irpinia e Basilicata. Tanta strada abbiamo fatto nella gestione delle emergenze. Nessuna strada abbiamo percorso sulla messa in sicurezza del nostro territorio. L’unica grande opera pubblica di cui ha bisogno il nostro Paese.
Quel 23 novembre stavamo facendo il trasloco verso quella che da 36 anni è la casa dei miei genitori. Ero con mia cugina Tonia, sistemando l’armadio della cameretta dei miei fratelli quando arrivò la grande scossa e i cassetti ci vennero quasi addosso. Poco dopo l’urlo “il terremoto il terremoto”. Andammo giù per strada per un po’.
Ricordo le prime immagini dai TG, poi nei giorni successivi, la conta dei morti che non finiva mai. Nella nebbia della memoria mi sembra di ricordare la nascita di una bambina chiamata credo Futura come la canzone di Lucio Dalla. Ma forse mi sbaglio. Non sono mai riuscita ad amare quella casa per questa coincidenza della prima notte con il grande terremoto che ci ha lasciato una crepa per sempre nel salone, alla giuntura dei due palazzi. Sono 36 anni che quella crepa è lì, si è riformata anche dopo un paio di interventi inutili. Forse a ricordare che certe tragedie collettive non si possono cancellare nemmeno se abiti in Puglia.
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