DI JACOPO MORRONI
jacopo morroni
Nonostante le iniziali richieste dell’accusa siano state notevolmente ridotte, la procura spagnola ha confermato la richiesta di due anni di carcere per il calciatore Neymar, talento puro del Barcellona, per presunti illeciti nel suo trasferimento dal Santos al club blaugrana, riaprendo un caso che sta facendo il giro del mondo. L’accusa, mossa dal fondo d’investimento DIS, che deteneva al momento del trasferimento circa il 40% dei diritti sportivi del calciatore, è estesa anche al padre (due anni) e alla madre (uno anno e mezzo) del fuoriclasse, accusati di frode e corruzione, e persino ai presidenti Rosell del Barcellona e Rodriguez del Santos. Si salva solo l’attuale presidente catalano Romelu, per il quale è stata chiesta invece l’archiviazione per mancanza di prove. Oltretutto, la procura ha richiesto multe milionarie per il Barcellona, il Santos, ed anche i genitori del calciatore. In questione ci sono varie incongruenze nei documenti finanziari relativi al trasferimento di Neymar, arrivate sotto gli occhi della procura madrilena già dal 2014. Oltre ad innescare una riflessione necessaria sulla pessima “tradizione” dei trasferimenti dal sud America, che troppe volte vedono coinvolti fondi d’investitori esterni e percentuali di cartellino comprate direttamente da procuratori e soci, il caso Neymar fa tremare il Barcellona. Non tanto per le multe ma quanto per l’immagine che il club ha sempre dato di sé: la felice cantera, il luogo dove i giovani emergono ed imparano, una società pulita e moderna, “màs què un club”. Attendiamo, impazienti, l’esito del processo.