DI ALBERTO FORCHIELLI

aLBERTO fORCHIELLI
Da fustigatore delle banche nemiche del “popolo”, a nuovo alfiere di Wall Street pronto a mandare al macero quasi un decennio di lavoro dedicato a frenare gli eccessi della Grande Finanza? Quale sia il vero volto in materia di finanza di Donald Trump – un immobiliarista che in campagna elettorale ha promesso guerra a Wall Street – se lo chiedono in molti. Anche i policy makers globali, al punto che una certa inquietudine pare aver fatto uscire allo scoperto, in difesa della regolamentazione della finanza, due figure abituate alla massima discrezione come Janet Yellen e Mario Draghi. Cosa deciderà, dunque, Trump, in materia di riforma della finanza? e in che modo potrebbe cedere alle peggiori lobby finanziarie secondo i più preoccupati? “Aveva promesso di resuscitare il Glass-Steagall Act (la legge del 1933 che separava le banche commerciali da quelle d’investimento, poi cancellata dal Congresso repubblicano nel 1999, presidente Bill Clinton) e invece ora addirittura si parla di rimangiarsi il Dodd-Frank, sarebbe una bella delusione”, nota Alberto Forchielli, partner fondatore di Mandarin Capital. “Siamo al punto che Janet Yellen, la presidente della Fed, si è dovuta mettere di traverso per dire che non si torna indietro”. Al Wall Street Journal, una settimana fa, Trump ha definito il Dodd-Frank Act, la risposta di Obama alla crisi del 2008, un “peso enorme per le banche”, per rimetterle in grado di “prestare di nuovo” agli americani e alle imprese che ne hanno bisogno.
Nel programma del ‘transition team’ si parla di “smantellare il Dodd-Frank”. I piani usciranno nelle prossime settimane, e potrebbero ricalcare un disegno di legge approvato dalla Commissione Finanze della Camera presieduta da Jeb Hensarling, un nome circolato fra i candidati al Tesoro: più trasparenza per le agenzie di rating, regolamentare meglio i derivati. Nel mirino c’è anche il titolo II, quello che assegna alle autorità finanziarie il potere di rilevare un’istituzione finanziaria in difficoltà e liquidarla. Agli occhi di alcuni repubblicani sarebbe in realtà un salvataggio nascosto, grazie alla liquidità garantita dal governo per evitare la bancarotta. Colin Moore, il capo globale degli investimenti di Columbia Threadneedle Investments, spiega che l’intenzione dei repubblicani, che avranno non solo la casa Bianca ma una solida maggioranza al Congresso, è “ridimensionare” una parte della regolamentazione più pesante della Dodd-Frank. “Non si arriverebbe a rimuovere i requisiti patrimoniali più pesanti imposti nella crisi finanziaria del 2008”. Una deregulation morbida, dunque. Ma non tutti la vedono così. Fra chi teme un dietro-front pesante c’è Elizabeth Warren, bestia nera di Wall Street che con altri democratici come Bernie Sanders sta cercando di ‘stanare’ Trump: promettendogli ampia collaborazione se la riforma andrà nella direzione promessa agli elettori, ma anche “battaglia dura” se finirà con favori alle banche e a Wall Street. Il timore di alcuni è che Trump possa rivedere i paletti posti ai mutui iper-speculativi che portarono alla grande crisi, rimuovendo il Consumer Financial Protection Bureau. E che addirittura il magnate newyorchese possa spingersi fino a rivedere i paletti agli investimenti speculativi posti dalla ‘Volcker Rule’. Una mossa che solleverebbe un putiferio, “Volcker è un mito vivente, andargli contro sarebbe un sacrilegio, un suicidio politico”, spiega Forchielli al telefono da Bangkok. Una situazione che ha spinto la Yellen a mettere le mani avanti, promettendo di restare alla guida della Fed fino a fine mandato augurandosi di “non vedere le riforme delle banche decise dopo la crisi tornare indietro”. “I repubblicani erano convinti che non si sarebbe messa di traverso e invece ha detto che intende completare il mandato”, spiega Forchielli. Invece la Yellen “resisterà” e senza la sua collaborazione il piano di massiccia espansione di bilancio promesso da Trump sarà impossibile.