DI GIOVANNI PAGLIA

GIOVANNI PAGLIA

Il presidente del Consiglio si è opposto alla proposta del suo stesso partito di introdurre una flat tax per gli affitti incassati tramite Airbnb. Ciò che stupisce è la motivazione, ovvero il rifiuto di introdurre nuove tasse.
E dove sarebbero le nuove tasse? In Italia un privato che ottenga reddito dall’affitto di una stanza dovrebbe oggi dichiararlo e pagare la relativa aliquota Irpef, oltre alle addizionali. Se non lo fa è perché una piattaforma estera incassa commissioni sulla mediazione e garantisce di fatto l’anonimato ai propri clienti, che di conseguenza possono affittare in nero.
Introdurre una flat tax del 15% rappresenterebbe quindi una riduzione effettiva delle tasse, e non un aumento, oltre che uno strumento di lotta all’evasione fiscale. Si riconoscerebbe infatti agli utenti di Airbnb un trattamento di favore rispetto agli albergatori professionisti, considerando la loro attività accessoria e integrativa del reddito.
L’impressione è che a infastidire Renzi non sia stata l’ipotesi di flat tax, quanto piuttosto la previsione che la piattaforma risponda in solido, a garanzia dell’incasso effettivo. Ogni volta infatti che si prova a toccare gli interessi delle multinazionali estere, il premier sembra toccato sul vivo.
D’altronde Palazzo Chigi è un grumo di conflitti di interesse, come dimostra anche il segreto di Stato opposto alla richiesta di sapere quali soggetti esteri abbiano contratto accordi fiscali con l’Italia o la pervicace opposizione a ogni ipotesi di web tax.
Noi crediamo invece che l’art.53 della Costituzione non sia obsoleto e continuiamo quindi a batterci perché tutti contribuiscano in proporzione alle loro possibilità contributive. Anche e soprattutto le multinazionali.
http://www.huffingtonpost.it/giovanni-paglia/perche-renzi-non-vuole-abbassare-le-tasse-su-airbnb_b_13106310.html?utm_hp_ref=italy

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