DI CHIARA FARIGU

CHIARA FARIGU

Macchiareddu, uno dei più importanti agglomerati industriali della Sardegna meridionale, torna a far parlare di sé. E lo fa in maniera eclatante: con l’incatenamento degli operai ai cancelli della Vesuvius contro la chiusura degli stabilimenti, fissata per il 31 dicembre, che nell’isola produce materiale isostatico per l’industria siderurgica.
La notizia era già nell’aria dallo scorso settembre e arrivò come una doccia fredda per i due stabilimenti italiani, uno appunto a Macchiareddu e l’altro ad Avezzano, in Abruzzo,  per i circa 200 lavoratori diretti e altrettanti dell’indotto per i quali ora si profila il licenziamento certo. La motivazione che ha spinto i vertici della Vesuvius alla chiusura starebbe nel fatto che le condizioni del mercato dell’acciaio sono mutate e la decisione viene giustificata con la sovraccapacità produttiva del Gruppo in presenza della ridotta produzione globale di acciaio. Non solo: “Secondo quanto spiegato dai vertici della Vesuvius, tesi che non condividiamo, gli stabilimenti italiani, sono i meno competitivi e i più onerosi e quindi la decisione di chiudere viene considerata ineluttabile”, spiega Salvatore Sini, segretario regionale della Uiltec. Altro motivo di scontro, secondo i sindacati, è che la multinazionale ha investito nello stabilimento della Repubblica Ceca, aumentando la capacità produttiva del Gruppo e lasciando indietro gli stabilimenti italiani. La decisione di chiusura, sostengono ancora, è in aperta violazione con gli impegni presi anche presso il Ministero dello Sviluppo proprio il luglio scorso.
La decisione dell’azienda, che nello stabilimento sardo produce una media di 130 mila pezzi di materiale refrattario isostatico per colate in altiforni, ha spinto pertanto sindacati e lavoratori a manifestare in varie occasioni, nella speranza di un ripensamento da parte del Gruppo Siderurgico. Un ripensamento che non c’è stato. E che ha portato all’incatenamento odierno di alcuni operari per riportare visibilità sul dramma che stanno vivendo.
Solo il governo nazionale può intercedere con la multinazionale Vesuvius per una soluzione positiva della vertenza”, ribadiscono le segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. Chiediamo con forza all’assessorato all’Industria e alla presidenza della Regione di fare pressione sul ministero dello Sviluppo Economico”, ha dichiarato Giampiero Manca di Filctem. Il tempo stringe: l’azienda ha già avviato la procedura di licenziamento collettivo dei lavoratori dei due stabilimenti coinvolti. Ribadisce Salvatore Sini di Uiltec-Uil: “E’ necessario un intervento immediato e urgente del premier Matteo Renzi e del presidente della Regione Francesco Pigliaru perché quanto deciso dall’azienda vada respinto subito al mittente”.
Sul caso è intervenuto anche Luigi Di Maio, durante il suo tour referendario per il NO in Sardegna “La campagna per il referendum non ci impedisce di occuparci dei problemi che ogni giorno affliggono i cittadini, e queste famiglie hanno un problema che non verrà risolto dalla riforma della Costituzione”, ha detto subito dopo aver visitato lo stabilimento di Macchiareddu.

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